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Poesia di Vittoria Colonna 
Morte e desiderio

A che sempre chiamar la sorda morte,
e far pietoso il ciel col pianger mio,
se troncar l'ali io stessa al gran desio
posso, e sgombrare il duolè dal petto forte?

Meglio assai fora che alle chiuse porte
chieder mercede, apri me una all' oblio,
chiuder l'altra al pensier: cosi poss'io
vincer me insieme e la nimica sorte.

Gli schermi  tutti e quante vie discopre
l'anima, per uscir dal carcer cieco
di si grave dolor, tentato ho invano.

Riman solo a provar; se vive meco
tanta ragion ch'io volga questo insano
desir fuor di speranza a miglior opre.

Durante il Rinascimento, mentre nelle Corti dei principi si veniva affermando un nuovo tipo di donna, colta, energica, esperta nelle arti della diplomazia - e della politica, protettrice di artisti ed a volte artista essa stessa, a livello popolare erano ancora diffusi i vecchi pregiudizi, che si manifestano nei proverbi e in una serie di luoghi comuni che rispecchiano l'opinione generale.

Poesia di Vittoria Colonna
Morte e desiderio

Nel 1538 a Parma viene pubblicata la prima raccolta stampata di poesie di una donna: le Rime di Vittoria Colonna. Negli stessi anni sono edite quelle di Veronica Gambara, Gaspara Stampa, Tullia D'Aragona, Isabella di Morra. Ciò dimostra l'estensione di un fenomeno letterario di cui le donne sono protagoniste.

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