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mimosa foto di reportonline
8 marzo festa delle donne
La donna nella famiglia

L'opera prestata in famiglia dalla casalinga è molto importante e utile, ma in genere è poco apprezzata. Di solito, il marito e i figli accettano questa realtà, come se fosse naturale. Essa, invece, nasce dall'amore e dallo spirito di sacrificio. Tante volte, anzi, essi sono casi egoisti, che non fanno niente per alleggerire la terribile condizione della donna, e si comportano come vari animalucci bisognosi di continua assistenza e servitù.
Questi e altri aspetti sono ottimamente messi in luce da una bravissima giornalista, Natalia Aspesi.


Ecco, questo vuol dire fare la casalinga; dover rifare gli stessi gesti continuamente cancellati.
Esempio. Appena si è messa in ordine la cucina, arriva lui, apre il frigorifero, si fa un panino spargendo briciole dovunque, ungendo il tavolo col burro, lasciando il coltello sporco sulla credenza, il prosciutto sfatto sul tavolino.
Altro esempio. Dopo una giornata di pulizie, irrompono gioiosi figli e marito e cominciano a lasciare orme di fango e ditate dovunque, a spargere giornali, mutande, colonia, sapone da barba, dove prima c'era un'armonioso ordine.
Ultimo esempio. È stato preparato un pranzo con accanimento da gara, un'intera giornata di letture di ricette, sbattimenti, frullamenti, trituramenti, impasti, decorazioni, tavola
apparecchiata come su «Amica» (= rivista femminile, piena di belle illustrazioni),
bicchieri croccanti di pulito, posate d'argento ripulite una ad una, ore con la faccia sudata sui fornelli o nel forno. E poi lui e gli amici invitati si siedono a tavola e divorano tutto, senza neanche guardare quello che hanno nel piatto. Poteva essere una rana
viva, la cacca di una mucca, una scatoletta di tonno aperta in quel momento, ed era lo stesso: gli occhi sulla tivù per il grande derby Peretola-S.Giuliano al Lambro =partitella di nessuna importanza).
Ma non è finita. Un uomo che lavora avrà i suoi pasticci, ma ha un orario e un sindacato, che, grazie a Dio, sta bene attento a limitare il suo sfruttamento.
Mettiamo, invece, che per nuove disposizioni la giornata lavorativa inizi alle sei del mattino e finisca alle dieci, con eventuali chiamate notturne, se necessario. Che non sia possibile avere un sindacato, con cui i padroni devono fare i conti
ad ogni rinnovo di contratto. Che sia assolutamente proibita ogni protesta, ogni sospensione dal lavoro, neppure in caso di malattia che non sia mortale.


Ecco, questo è esattamente il tipo di lavoro che fa la casalinga. Senza orario, finisce quando l'ultimo membro della famiglia ha bevuto l'ultima coca cola lasciando bottiglia,
tappo, bicchiere, stappabottiglie sparsi dovunque) ed è andato a letto. A meno che qualcuno non si svegli nel cuore della notte col mal di pancia e bisogna allora correre a scaldargli l'acqua della camomilla e dargli una spasmocibalgina, che c'è, solo perché la casalinga si è ricordata di comprarla.

La casalinga non ha nessun sindacato che stabilisce che ventiquattro camicie da lavare per i due uomini di casa sono troppe e inizierà se non proprio uno sciopero selvaggio, almeno lo stato di agitazione. Il sindacato delle casalinghe non c'è, non si fanno assemblee di casalinghe, non c'è un comitato di casa composto da casalinghe. Anche se le casalinghe so-
no milioni, il più grosso esercito di lavoratori del mondo, in potenza il più! pericoloso e il più minaccioso settore di operai della casa, esse non sono in grado di condurre nessuna lotta di classe, di avere qualsiasi rivendicazione. Perché sono state genialmente isolate l'una dall'altra e costrette a discutere ognuna con un datore di lavoro diverso, che è un padrone che non si può detestare e che, fuori di casa, ha spesso meno potere di un sasso (= il marito).
Lo spettro della disoccupazione per le casalinghe, è talmente minaccioso, da essere affrontato solo da poche eroine. Esse, infatti, perdendo il posto (= come mogli e madri), non perdono solo il lavoro e i mezzi di sussistenza (non lo stipendio, perché non ce l'hanno), ma anche gli affetti, tutto quello che allevia la rabbia di un lavoro che non piace, che fa avere la forza di credere che per loro, per quel marito anche lui dubbioso e stanco, per quei figli che talvolta le dimostrano affetto, ne valga la pena.

Naturalmente, ci sono uomini molto aperti e pronti a raccogliere ogni ingiustizia, che si rendono conto come essere casalinghe non sia piacevole.
Eppure, sul loro bel volto serio e comprensivo scende l'ombra dell'ineluttabilità. "Si», dicono, «avete ragione. Siete delle vittime.
Ma, purtroppo, i lavori di casa deve pur farli qualcuno».

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