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Carceri di G.Battista Piranesi
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 
Visita alle Carceri di G.Battista Piranesi 

Salve, incisore di genio,
architetto immenso che volesti
coniugare il barocco con la dorica
armonia della classicità romana!
Nel Foro, dove le greggi pascolavano
tranquillamente, trovasti l'amore
per le rovine e l'amore per Angelica,
popolana romana dal corpo sodo e bellissimo.
Disdegnando la malaria, visitavi siti malsani
pur di trasferire sulla carta schizzi allucinati,
irrazionali, di quanto restava della bellezza
dell'antica Roma. Potente febbricitante
ispirazione che ti condusse a inventare
inesistenti Carceri, dove in un'atmosfera
demoniaca, tra mostruose scure sale colossali,
infiniti corridoi, scale vertiginose, passerelle
senza protezione che vanno verso l'abisso,
si aggirano figurine che immaginiamo prigionieri.
E dappertutto catene e anelli di ferro,
strumenti di lavoro come pulegge argani ruote gru,
ma che si rivelano macchine di torture.
Un lamento in alto si slancia, uno scrocchio di ferraglia,
una visione onirica tra le sbarre di una finestra
che si apre sul bassorilievo di un immane leone.
E' un universo di dolore con un diavolo al timone!
In bilico o accovacciati su scale e frammenti di colonne,
piccoli esseri umani evidenziano il trionfo dello Spazio
tra terrificanti intrecci di prospettive.
Ed è proprio la grandiosità degli archi, dei vuoti
e pieni, dei ponti levatoi, delle cupole che ci dà
l'idea della prigione, dove non ci sorprenderebbe
trovare persino una Sibilla incaprettata.
Nessuno sbocco all'esterno, nessuna feritoia
o uscita all'aperto. Le Carceri di Piranesi
non sono vere prigioni, orridi buchi senza aria
né luce, ma sono luoghi dominati dallo Spazio
che rende tuttavia prigionieri.
E' come il vasto mondo, dove ciascuno si sente
incatenato dalla stessa angoscia del vivere.