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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Umberto...Umberto!...

All'ultima curva della pista si urlava
tutti in piedi: Umberto...Umberto!...
Si ritrovò afono il ragazzo che a lui
guardava come idolo sportivo più
degli altri, dopo che il campione giunse
al traguardo con una ruota di vantaggio.
La voce annegata nel profondo pozzo
del giovanile entusiasmo non tornò
che dopo vari giorni. Frastornato,
insieme agli altri, la sera andò a festeggiare
Umberto nel tugurio dove viveva
con il padre che li accolse con le lacrime
agli occhi. Se ne stava Umberto in un angolo,
mostrando depilati lividi polpacci
che, visti da vicino, li lasciarono senza fiato,
ammutoliti da una gloria che non si sapeva
allora di così misera cenere. Indicava
fieramente il padre la gialla bicicletta
dal bel manubrio cromato donata al figlio
per il successo strepitoso, costata ore
innumerevoli di fatica a raccogliere piccole nere
bacche di bosco. In quel sottoscala si andava
la domenica a comprarne per cinque lire un pugno
e trenta centimetri di lustra canna per lapidare,
con spavalda allegria, incolpevoli compagni
con i piccoli duri semi spolpati dalla bocca.