Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Sui declivi che scendono allo Ionio
Sui declivi che scendono allo Ionio
agavi inchiodate tra le rocce,
deboli pinatri che i venti salmastri
fustigano, disperdendone l'aroma,
gabbiani disegnano figure e incidono
il cielo con il loro verso.
Sonnecchia un vegliardo dalla bianca
barba sull'uscio di casa, come il cane
invecchiato che aspetta il suo Ulisse.
D'un tratto sveglio, se ti vede passare,
pungolato dalla bellezza del tuo acerbo
corpo, umido di grazia e di sole, come
Afrodite emersa dalle onde del mare.
Al calare della sera, nessun respiro
scuote il silenzio della risacca,
un silenzio irreale ritmato dal battito
del cuore e dallo stridio notturno dei grilli.
