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gelsomino
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Portatemi a Lincino

Il vecchio era poeta nel cuore.
Diceva di sé: - Peccato che sia
"inalfabeta", perché se no non so
quanti quaderni avrei riempito di versi. -
E si vedeva che era un poeta!
Un poeta dei sogni e della natura
dal modo come amava le albe,
i tramonti, le stelle, i suoi gatti, i cani,
ai quali non finiva mai di parlare
e pure all'asina, che da ultimo aveva
rimpiazzato il mulo ormai invecchiato,
lasciato nella stalla a riposare tutto il giorno.
Nella casa del paese, ridotto al lumicino,
trovò la forza di dire: - Portatemi a Lincino,
forse là potrò durare un altro poco. Vorrei
sentire il vento che giunge dal mare,
il grido delle gazze, l'odore del gelsomino;
le mandorle vorrei toccare e annerire
le mie mani col mallo ancora verde.
Portatemi a Lincino a parlare col mio
vecchio mulo (e non sapeva che da tempo
era morto), ad alzare il capo alle spighe,
a cogliere i fichi e la mortella, a vedere
nel cielo l'ultima tremolante stella. -
Non poterono portarlo a Lincino!
L'aveva così tanto amato quel fazzoletto
di terra, focolaio di dolcissima gioia:
Lincino aveva colorato l'intero gomitolo
della sua vita!