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Parmenide
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Parmenide

- Non vedi, Parmenide, come offendi
il comune senso di noi mortali?
Tu il divenire neghi e non ti accorgi
che l'oggi è già ieri,
che il bimbo è già uomo,
che tu stesso sei cambiato e non sei
più quello che eri prima,
che io mi muovo, ora qui ora là! -
- La verità è che tu hai perso di vista
quel che con certezza può essere
pensato e definito: l'essere, l'immutabile.
Il tuo movimento, il tuo divenire
altro non è che provvisorietà dell'essere,
oscillazione tra essere e niente,
pendolo che misura un tempo sfuggente
come l'acqua che nelle tue mani
a giumella raccogli.
Pure, hai angoscia, hai nostalgia
e bisogno dell'essere!
Trovi rimedio nel costruirti i valori, Dio.
Riempi i vuoti vestendo di carne le tue idee.
Ed ecco che il mutevolissimo vento
è un dio e lo chiami Eolo, a cui innalzi
il benevolo lamento quando guidi la tua vela.
Ed ecco la terra, che ari e vedi fiorire, è per te
una dea che chiami Demetra a cui dedichi altari.
Ed ecco tutto il molteplice come le azioni
di prudenza di saggezza di giustizia di amore,
tu le personifichi e dai il nome di Atena
di Astrea di Venere. A loro affidi le tue ansie
e speranze, a loro elevi preghiere.
Non è poco, se è fuoco vivo che da un cuore
sincero sorge! -