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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Millenovecentoquaranta


Nascendo, non altro che insano
latte potesti offrirmi, madre che
tra mille paure t'asciugasti,
in quel preciso anno che divampò
la guerra per irrevocabile volere
del Duce.
Non so che tipo di malanni
corsero sin d'allora nel mio sangue,
verrebbe voglia di chiedergli
di saldarmi il conto. Per tanti anni
li ho portati dentro,per felice sorte
senza gravi danni. Ormai non li temo più
come purtroppo accadeva in gioventù.
Le volte che m'ammalo, tranquillo
dalla manica l'asso calo; tenendolo
tra le mani mi rigiro il bugiardino
(lo leggo fino in fondo!) e inghiotto
a letto quel che il medico m'ha prescritto.
Febbricitanti ore in fuga presto metto,
sicuro di guarire con la cefixima
e il paracetamolo, ma non dimentico
il lansaprazolo per la pompa protonica
da sempre guasta, tutti rimedi allora
sconosciuti tranne il buon bicchiere
d'olio di ricino.

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