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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
La morte (seconda) di Lazzaro

-Non tremi,Lazzaro?
-Non più,ti conobbi un giorno!
-Ora non c'è il tuo Amico
a spargere lacrime per te,
Marta e Maria sono già da tempo
nelle mie ossute mani.Sei in catene,
i tuoi occhi lacrimano e opaca
è la tua vista.Il tuo volto arde
e rosseggia tra i bianchi capelli
e non vuoi ancora piegarti!-
Fuori della sua casa un moltitudine
di amici,non udendo il segreto
colloquio di Lazzaro con la Morte,
piangeva e altri,curiosi,osavano
sperare in un nuovo miracolo di Gesù.
Ma Lazzaro non ascoltava più.
La voce del suo Amico che aveva
onorato la sua mensa,ospite nella casa
dove Maria aveva lavato e profumato
con prezioso unguento i suoi piedi,
lo chiamava a sé.
Attorno il pianto sommesso dei parenti
accompagnava la silenziosa Morte
ormai certa che nessun ordine supremo
avrebbe sospeso la sua legge.
Dinanzi agli occhi velati di Lazzaro
ondeggiavano pallidi volti.
Le sue labbra sfiorarono un sorriso
al ricordo lieto dei giorni passati
ad ascoltare la parola del Maestro.
Limpide le notti profumate dai fiori
degli aranci nei raccolti orti
sembravano spalancare le porte
dell'infinito cielo.
Ora il suo cuore visitato dallo Spirito
di Dio sussultava nel petto,
ma nessuna angoscia,dolore o rimpianto
era in lui.Chiedeva soltanto
perché tanti anni prima il Signore
aveva strappato da lui la morte,
soffiando nella sua bocca
la vita una seconda volta.
Comprese a un tratto che ciò
che era stato fatto era
per la gloria dell'Altissimo
e sereno chiuse per sempre gli occhi.
Era l'ora di ritornare nel serrato
buio della notte!