Poesia di Vincenzo Fiaschitello
La luce della luna
Rammento, luna, la sera in cui
ancora adolescente caddi
nella trappola della tua luce.
D'improvviso il mondo m'apparve
diverso: le trecce della mia compagna
di banco furono eterea scala per salire
negli eccelsi cieli. Non so che attonita
dedizione al tutto mi ispirarono il vento
i campi i monti. Non si contarono più
i dolci tramonti che gli occhi e il cuore
gustarono, quanti infiniti sussurri
di luce giunsero da eterni aldilà, così veri
anche se invisibili.
Distillò il tempo in musica interiore
ogni cosa,il pianto e il riso, il flebile
verso malinconico del cùculo
e il festoso garrire delle rondini a primavera
sui tetti e sui campanili del mio paese.
Poi la vita matura d'ogni giorno, tra fuliggini
e ardori, con una figura che straripa più
delle altre, sempre richiama un suono,
una voce: cose effimere, banali e già... finali.
