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cigno
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 
L'ultimo canto del cigno

Il cigno, struzzo d'acqua, che inabissa
il collo non per paura, ma per pescare,
felice s'invola maestoso sulle acque lacustri
 a raggiungere la compagna,
che ha il collo lievemente inclinato verso terra
con misteriosa voluttà e tra il bianco piumaggio
solleva appena la palmata zampa dalla sassosa
riva, in segno di saluto sottomesso.
Mai ho udito del cigno morente il canto
che dicono dolce e tremante nella nera sera.
Solitaria morte accanto al canneto umido
per la notturna brezza!
Più in là ora la compagna per non udire
il lamento nasconde il collo tra le piume,
poi lascia il branco e va verso il funereo
canto, va verso quell'anima lunare
che l'attira a sé e scorge il cigno che nell'oscurità
trascina le sue piume pendenti, che sfidarono
l'azzurro del cielo. Ora sa la verità:
nel suo cuore c'è tristezza, nei suoi occhi
una luce fredda di cristallo.