Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Il ritorno della morte
Umanità, malefica ortica orticaria
urticante che invadi siepi e campi,
che imbratti l'intero pianeta,
ti ritieni fortunata d'essere al centro
dell'universo, superba del tuo logos
che programma di conquistare
gli spazi siderali, gli abissi dell'infinito
e per ora si accontenta d'approdare
sulle misteriose polveri delle comete.
Ma non t'accorgi che il tuo logos
è perdente, vorrebbe proclamare
addirittura la morte della morte
e invece è la morte che dovunque trionfa.
Muore l'aria, muoiono le acque,i boschi,
gli animali. Muoiono i bambini di fame,
di malattie, muoiono gli uomini in continue
guerre tra spasimi e indicibili sofferenze.
Che altro?
Ma forse è meglio così! Siamo come il popolo
di quella fiaba che narra di un re che dopo aver
decretato che nessuno più da quell'istante
sarebbe morto perché la morte stessa era ormai
defunta, fu costretto a ritirare l'annuncio
perché tra le gente cresceva il malcontento
per via delle mancate eredità,degli spazi
insufficienti, della stanchezza del vivere.
Si tornò così a morire e la gente fu felice!
Inanelliamo brucianti sconfitte, viviamo
con sventatezza soddisfatti della nostra vertigine
solitaria, appollaiati su comode poltrone
globalizzati dinanzi alla televisione e al computer,
ignari, per ferma nostra volontà, del niente
che ci circonda e voluttuosamente ci attende.
