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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Il pittore e la fanciulla

Sul dorso la solitudine portava
e i suoi attrezzi di pittore
salendo lungo il sentiero della collina.
Negli occhi aveva ancora l'imbuto
dei vicoli del suo paese, la dolce
dal vento traforata pietra di tufo
che ornava chiese e case,
ma più d'ogni altra cosa il ricordo
recente della fanciulla che nel suo
studio aveva da modella posato.
Un esprit de géométrie gli aveva
impedito di fare il suo ritratto.
Tardi si accorgeva che nulla
gli restava: dalle linee ossessionato
e dalle curve, aveva colto soltanto
poveri geometrici particolari
come la flessione del suo sorriso,
l'intreccio dei capelli sulla fronte,
l'ondulazione dei suoi riccioli,
l'allineamento perfetto dei denti
o al più la tenerezza dello sguardo.
Ma tutto sembrava isolato, chiuso
nel crogiolo delle forme, dove
si coagulavano tutte le altre forme
del reale: la linea delle piante,
l'inclinazione dei raggi solari,
le ombre che i corpi proiettano.
Gli era mancato l'esprit de finesse,
l'esprit che gli avrebbe consentito
ora di capire che quella fanciulla
non c'era più e che forse non era
mai esistita. Il vento della sera
l'aveva portata via senza una lacrima!

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