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farfalle
Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Farfalle

Sono leggera diafana, gareggio
con i colori dei fiori più belli
amaranto violetto giallo rosso azzurro.
In mezzo alla natura, felice andavo
all'avventura finché un giorno qualcuno
m'impigliò nella sua rete. Non mi è concessa
più la luce del sole, solo di notte posso lasciare
questo quadretto nel quale sono racchiusa crocifissa.
Ma non odio l'umano che mi trafisse e mi pose
per sempre con le ali dispiegate. Il bimbo che passa
dinanzi a me, si sofferma spesso ad ammirarmi,
mi parla e sembra soffrire per me. Così la notte
in sogno gli regalo la mia storia.
Io sono l'anima di tutte le farfalle d'ogni tempo
e d'ogni luogo. Temo e amo l'acqua: che gioia
quando navigo sopra una foglia che libera scorre
sulla libera acqua di un ruscello e le mie ali
sono dritte e ampie come vele!
Un minuscolo puntino scuro ero un tempo,
un uovo abbarbicato a una tenera foglia verde.
Quanti contorcimenti dentro quell'uovo divenuto,
per me bruco, troppo piccolo finché ho spinto
fuori tutto il mio corpo. Mi sentivo così lungo fin
quasi a non capire dove arrivasse la mia coda.
La mia bocca ora tesse fili di seta che mi aiutano
a stringermi a uno stelo. Più tardi dalla fenditura
del mio dorso emergo con un aspetto diverso.
Sono una pupa e stranamente somiglio al piccolo
degli umani stretto in fasce. Presto anche questa
vecchia pelle buco e finalmente le antenne, il corpo,
i miei grandi occhi, pronti a guardare l'azzurro
del cielo, sono fuori. A lungo pompo l'emolinfa
nelle venature delle mie ali membranose, bagnate,
coperte di squamette dai vivaci colori, le espando
e appena asciutte inizio il mio volo.
Dicono gli umani che la mia vita è breve e fragile
Ma io non me ne curo, per me è bellissima.
Tutti i fiori che mi dà la primavera mi riempiono
di gioia e di forza. Ora sono pronta a rilasciare le mie
uova e a chiudermi nel sonno della morte.
Mio piccolo amico, posso narrarti della più bella
e più grande delle mie sorelle.
che hanno chiamata farfalla della regina Alessandra.
Volava un giorno felice nel giardino del palazzo reale
dove mille fontane e tanti uccelli variopinti
rallegravano le passeggiate della regina.
La grande farfalla le volteggiava attorno e giorno dopo giorno
apprese a posarsi sulla mano che delicatamente le stendeva.
Una mattina di fine estate, la regina Alessandra
non si alzò dal suo letto perché malata.
Soffriva la farfalla nel non vederla più.
Un giorno volò vicino al palazzo reale e si posò
sul vetro di una finestra. La regina la vide
e fu felice perché capì che la farfalla l'aveva
riconosciuta e la salutava con le sue ali.
Una notte la regina morì. Poco dopo la farfalla
che da qualche giorno non aveva più la forza
di volare rimase stecchita sul davanzale della finestra.
In quell'istante tutti videro il tatuaggio palpitante e splendente
di una farfalla sulla fronte della regina che dormiva nella bara.
Il leggero soffio di un vento sollevò e portò via un pulviscolo d'oro.
Anche una farfalla può teneramente amare!