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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Estate

L'estate che mi offri quest'anno
sento già che è una fornace.
Scendono dall'alto lingue di fuoco
a lambire i nostri corpi denudati,
a farli scuri, violentati, invano
risanati da oli e creme e schiume.
Sulla rovente sabbia in riva al mare
brulicano i bagnanti, come sciami
d'api che fuggono dal fuoco,
a ricercare ombra e refrigerio.
Cumuli immensi d'aria bollente
navigano recando odori e sete
e ardori d'altre terre incenerite
dall'arsura. Estate, avara non sei
né di luce né di calura!
E già c'è chi ricorda quel che a lungo
si dibatte in questi anni, confermando
il sovrappiù di calore sulla terra
rovinata dal nostro fare disumano
e dissennato. Ma si sa, coloro
che potrebbero fermare un futuro
di disastri, giocano d'astuzia, lasciando
fiammeggiare attorno a un tavolo
pensieri e ipotesi risolutive, convinti
come sono che alla fine la natura
ci salverà comunque. E se per una volta
non sarà così, tanto peggio per chi verrà!