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Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Dunque


A volte penso alla felicità di Aristotele
quando scoprì il dunque, cuore
del sillogismo, cuore della nostra logica
occidentale e di tutto il nostro sapere,
ultima congiunzione che il bimbo
apprende anche dopo aver compreso
l'ieri l'oggi e il domani.
Quel dunque spunta come fiore che s'apre
al sole di primavera nell'inarrestabile
cammino verso la vita piena.
Dal pianto di Ulisse, mentre canta
l'aedo Demodoco, deduce Nausicaa
che quell'uomo cui ha donato vestiti
regali è un personaggio di valore.
Ulisse stesso, piangendo come
una donna che ha perso il marito,
da "nessuno" che era presso Polifemo,
per via deduttiva il proprio sé ricostruisce.
Così Elettra che sulla tomba del padre
assassinato scopre una ciocca di capelli
e, riconoscendoli simili ai suoi, è certa
della presenza del fratello Oreste.
Dunque (così deduciamo noi!)
i segnali sono indizi che rinviano
a conclusioni e a decisioni.
Il percorso è quello stesso seguito
da Sherlock Holmes o, se volete,
dal principe della fiaba che giunge
a ritrovare la bella fanciulla della sera
innanzi per mezzo della perduta scarpetta.
La rivelazione è ciò che ci fa esclamare:
-Grazie per la luce che mi doni!-
sia nelle cose minime, che nel momento
estremo della morte.

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