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lanterna
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Conobbi la paura, fanciullo 

Conobbi la paura, fanciullo,
quella sera,
il lume appena spento,
per lanterna restò il bagliore
della luna che toccava il mio letto.
Solo ero,
stringevo il cuscino e sentivo
scendere le lacrime,
s'aggirava il nonno nella corte,
ora per chiudere la stalla ove
dormiva il bove e la bionda
esile capra, ora per spegnere
la cenere ancora ardente nel forno.
Il suo passo lento e stanco
non gli consentiva di fare più in fretta.
Quello era il tempo dell'innocenza:
io, cucciolo d'uomo, attendevo
nel nido lasciato incustodito, sul ciglio
di un giaciglio di paglia ripieno.
Il suono di un notturno grillo riempiva
la notte e l'anima m'irrorava di fantasmi.
Ma quello era già parte del sogno
che a lungo stagnò nella memoria!