
Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Campo profughi
Cola la luce del sole dai rami
di una piccola quercia,
malgrado il freddo e il fango
attorno alla tenda azzurra
giocano i bimbi siriani;
poi la sera, la luna, l'unica
pietosa amica, sorridente
pende da un cielo di stelle lucenti.
L'esilio non appartiene a loro,
lo osservano nelle pozzanghere
gli adulti, nel vento che taglia
le loro parole appena uscite
dalle tiepide bocche, nella brace
che rapida si consuma e non dà
ristoro a mani e piedi attraversati
da nuvole di dolore, briciole,
se paragonate al timore del futuro.
Se nel campo sboccia l'amore,
è probabile che volino tizzoni
ardenti o che s'aprano coltelli,
se di due etnie se ne vuole fare solo una.
Meschini frammenti di realtà, retaggio
di un errato passato in omaggio
a un presente ancora carico di odi e pregiudizi.
E' certo che tra i giochi, i sorrisi, le grida
spensierate di Khaled, di Abir e Malik,
la speranza di un futuro di pace
più giusto e più umano saldamente
si incaglia per fiorire in nuova primavera.
