
Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Cinema Ducezio
Questo volevo dirti, luna:
dove hai sepolto il sorriso
di quell'ovale dai capelli a caschetto
alla francese, che una sera
d'estate illuminasti all'uscita
dal cinema Ducezio di via del Corso?
Lo so. Cinquant'anni e più sono
passati, ma sono ancora ricordi
che come foglie stormiscono
sulla cima dell'albero della memoria.
Cresciuta in fretta, all'apparire
delle prime rughe, coprì con drappi
gli specchi delle sue stanze.
Bugiardi li chiamava, finché con pena
qualcuno le soffiò all'orecchio
che era finita la beata giovinezza.
Ma la vita le appartiene ancora.
Un tempo amava guanti di pelle
e pellicce, ora si stringe al seno
il caldo corpo del suo volpino e...sogna,
cambattiva paladina di animali
che hanno un cuore e un'anima sensitiva.
