Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Il maestro
E mi sembrava strano che un fiore
di geranio pencolasse ancora
dalla finestra spenta da lungo tempo.
In quella casa,curvo pallido
avvizzito,nei suoi confini
di quattro nude pareti
che sapevano di scirocco
e di dolore,aveva chiuso
i suoi giorni il vecchio maestro
di scuola che amava il colore
acceso del mattino che in lontananza
come ombra d'ala trascorre.
Amava la labile trasparenza
della barocca bellezza della vicina chiesa:
graffiava la sua anima,groviglio di crude
dolcezze e di memorie insonni,
il suono delle campane.
Nelle sere d'estate dalla finestra
vigilava sulle donne fasciate
di silenzi che,alla casta luce
della luna immerse nel vasto
cumulo delle mandorle,
già stese al suolo ad asciugare al sole,
l'inaridito mallo riponevano
in un gran cesto di canne.
Gli mancava con indicibile tenerezza
il figlio che in un lontano giorno
per fatale errore un uomo di rispetto
col fuoco dell'amara lupara
vilmente aveva spento in un istante
lasciando nel suo cuore uno sgomento
senza fine e una vita fatta morte.
