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rovere
Poesia di Guido Gozzano 

Il Rovere abbattuto 

Il gigantesco rovere abbattuto
l'intero inverno giacque sulla zolla,
mostrando in cerchi, nelle sue midolla,
i centonovant'anni che ha vissuto.
Ma poi che Primavera ogni corolla
dischiude con le mani di velluto,
dai monchi nodi qua e là rampolla
e sogna ancora d'essere fronzuto.
Rampolla e sogna - immemore di scuri
l'eterna volta cernIa e serena
e gli ospiti canori e i frutti e l'ire
aquilonari e i secoli futuri...
Non so perché mi faccia tanta pena
quel moribondo che non vuoI morire.

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Al desolato abbandono della prima strofa, che tl invita ad osservare quella gigantesca quercia in tutta la sua annosa possanza, segue quel lieve tentativo di germogli, quell'illusione di rinascita estremamente penosa perché vana.
Si intuisce dagli ultimi due versi il motivo ispiratore della breve lirica; l'analogia tra la pianta che «non vuol morire» e il poeta condannato da un male inesorabile, eppur tenacemente attaccato alla vita.