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Poeti Emergenti
Poesia di Gabriele

Aviogetti parkinsonici


Alla fine delle mie primavere, caro
il mio neurologo con le bugie alfin
ti dico la mia verità sulla vita… tua.
Ma, comunque non ti scordar di me
la vita mia è legata a te ooh neurologo
conclamato nel curare, svogliato alla noia
sarai di scarsa umanità per un aiuto che
non ti costa niente dare, pure da mostrare
quando la vita è la morte
sei il nulla… per tutti
quando la morte è la vita.
Sei uno qualsiasi senza palle caro dottore
utile per nessuno quando sparisci, arido
ti neghi al telefonino innescando la ignobile
farsa della segreteria che ti salva al momento
dal sentir me  poveretto recluso nelle grinfie
del dolore.
Nel tormento poi, c'è la tua insolita messinscena
della risposta pronta a fregare i parkinsonici aviogetti
che nell'atmosfera filano drogati annoiati nella speranza
d'un pronto soccorso stanno a morire col culo appeso
come le scarpe al chiodo.
Chissà, in un prossimo futuro, ooh Dio!
Quando sarà varata la carta dei diritti del disabile
ricoverato in ospedale… comodi
saremo a far concime noi, morti al camposanto.

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