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Poesia di Domenico Marras
Ghiande e confetti
La venerabile quercia,
Grande quanto tre alberi,
Era stracarica di ghiande;
E le pecore lo sapevano!
Per tanto, ogni mattina,
Ultimata la mungitura,
Tolta che fosse la fascina
Che chiudeva la mandra,
Si precipitavano verso
La magnanima quercia
Per mangiare le ghiande
Cadute durante la notte.
Appena raccolta l’ultima
E uscite da sotto l’albero
Per cercare cibo altrove,
Accadeva, molte spesso,
Che qualche filo di vento
Ne facesse cadere altre,
Al tonfo delle quali, tutte,
Rapidamente, tornavano
Sotto la munifica quercia
Per contendersi anche
Quelle venute giù allora.
La scena mi emozionava,
In quanto del tutto simile,
Identica a quella di quando,
Dalla porta del battezzato,
Lanciavano le caramelle,
I confetti e le mandorle
Per noi bambini e ragazzi
Del nostro intero vicinato;
Tutti in spasmodica attesa
Del lancio e della mischia,
Fin da quando la ragazza,
Col bambino in braccio,
Il padre del battezzando
E il padrino e la madrina
Uscivano da casa (a piedi)
Per raggiungere la chiesa.

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