Poesia di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi
Il viaggio eterno
Una pace diffusa di colore
come nei vespri d'un ottobre mite
quando le selve sono ancor vestite
di foglie ma già un tenue pallore
s'insinua pel verde e un'indistinta
malinconia vien dilagando in cuore,
e l'anima si sente ognor sospinta
verso un'ignota meta di dolore....
un cielo bianco, bianco e sonnolento
un paesaggio dalle tinte smorte;
dir si poteva: è il regno de la morte.
questa pianura queta e senza vento?
Io viaggiava verso lei malata,
a piedi e solo, ed ero molto stanco,
era la vista mia come annebbiata
dal polverio de lo stradale bianco.
Era la mente mia una tristezza
senza confine, come un mar di bruma
che fluttua via via, e mai l'alluma
neppur di vespro pallida dolcezza.
Oh! Io voleva affrettarmi e mi sentia
come un legame a' piedi -che tormento!-
non potea camminare, era la via
così lunga e concesso solo un lento
passo per volta!
...non l'avrei più veduta,
mai più, mai più veduta! O dolce e bella
faccia, o di rose solatie tessuta
faccia che non baciai ma che m'ha riso
forse ora la fatal ombra di morte
t'ha scolorito? ....son le guance smorte
la bocca è chiusa e non ha più sorrriso!
