Poesia di Tony Basili - Fetonte
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Poesia di Tony Basili  
Fetonte

Il secondo libro del poeta Ovidio
Che dei cambi dice che son nella natura
Di Fetonte narra figlio di quel dio
Che il carro del sol porta con man sicura
Che ebbe un dì un tale sconcerto
Di cui il mondo va ancor sofferto.
Fetonte un dì, figlio di Climene,
Andò da Febo per chiarirsi un dubbio:
Se era figlio di una mamma dabbene
Come le avea detto e non averne dubbio,
ma a Febo che lo chiamò “figlio”
chiese una prova che creò scompiglio.
Se sono figlio tuo, o padre santo,
dammi un segno da mostrar agli amici
che mi ridon dietro e di tanto in tanto
mi dicon che vennero da noi certi fenici
che furono ospitati da mio nonno
che lasciò a mia madre quando ebbe sonno.
Febo irato, “certo che sei mio figlio,
e ti darò quel che vuoi, giuro su Stige!”
e Fetonte pensò” bene ora lo piglio
il suo carro d’oro, se farà quel che dice”
“ebbene padre, per un giorno vorrei il carro
se al giuramento non farai uno sgarro!”
Febo pensò subito quanto imprudente
Era stata la promessa fatta al figlio
Ché una cosa simile era sì impudente
Che creava cedendo un gran periglio
E scuotendo il capo pensò di dissuadere
Fetonte che non ne volle sapere.
“ Figlio, sai che quel carro solo io
Posso guidare e neanche il padre Giove
E non certo un mortale, sia pur tu, figlio mio,
ma se sei sì valoroso da farne le prove,
ti dico come regger la quadriga:
devi tenerla, sennò tutto si intriga.
Il carro è questo e d’oro è il timone
Che devi tener nel verso che ti dico:
all’inizio, basso perché come un tifone
il carro salga dove il ciel è un rigo,
quindi girar devi retto in tondo
finchè con un giorno girerai il mondo.
Ma alla fine del giorno per la discesa
Devi tirar il freno e tener la strada
e stai attento che non hai difesa
se appena lasci che dove va vada
chè porti il sole, figlio, stai attento,
che puoi bruciar tutto in un momento.”
Fetonte salì su quel carro splendente
E tentò di fare come diceva il padre,
Ma capì subito ch’era stato incosciente
A chieder una prova per capir la madre
Che a regger il timone una gran fatica,
le sue non bastavan, forze da formica.
E quando finita la salita fu in alto,
E pensava di seguir la rotta lungo il piano
La quadriga celeste con un gran salto
Il tentativo di seguir la rotta rese vano
Ed il carro andò per l’orbe senza guida
Mentre Fetonte smarrito, grida, grida.
Deragliava il cocchio per l’orizzonte
A destra e a manca mettendo a fuoco
Ogni regione, le città, i piani e i monti
Ed in basso e in alto, correan senza freno
I cavalli incendiando perfino i mari
Bruciando tutto e non c’eran ripari.
E quando il carro sull’Olimpo scende
E per bruciar sta la reggia dei celesti
Col raggio di fuoco che tutto fende
È d’uopo che il Dio del ciel infin l’arresti
E con un fulmine lo sbatte giù dal cocchio
Che nell’Eridano cade come un rocchio.
Fetonte così bruciato e tra il fumo
In una terra ormai completamente arsa
Nel fiume secco cade ove ormai nessuno
Vi abitava e sol qualche casa sparsa
Rimanea in mezzo ad un gran braciere
Creato da chi così volea farsi valere.
8.2.19

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