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Poesia di Alessandro Poerio
A Giacomo Leopardi

Così cantasti del mortal dolore,
Come colui che da pietà costretto
Non può celar l’amore
E le vigilie del pensoso petto.
Vien dal profondo e trema di desiro,
E ferve d’intelletto il tuo sospiro.

Ma perché d’un pensier ti fai divieto
Che solo ogni dolor compone in pace,
A intentabil secreto
Movendo assalto con parola audace?
Se n’on t’alza la fede onnipotente,
L’ingenita virtù porti tua mente.

Interminato immaginar sereno
D’ignote altezze ne largì Natura,
E a te piovea nel seno
Sua provvedenza splendida e sicura.
Deh! Non metter le mani ingiurïose
Nel vel contesto di sì vaghe cose.

Ma come il raggio che dovunque offende,
Si torce in alto ed alla patria torna,
Tale il tuo verso ascende;
Ed il tuo disperar così si adorna
E trasfigura di beata luce
Che al Ver, cui chiami errore, altrui conduce.

E manda a’ tuoi lamenti innamorati
L’eterno verdeggiar dell’altra sponda
I suoi spirti odorati.
Spesso l’anima mia si fé profonda
Di gioja nel tuo carme, e sol mi dolsi
Che dall’affanno tuo pace raccolsi.

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