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Mia madre fu mandata nella camera a gas
La storia di Rudi Weiss

IL GIORNO seguente quello in cui mia madre fu mandata nella camera a gas, mio padre venne a saperlo. Alla sera, dopo che lui e Lowy ebbero finito di lavorare al cantiere stradale, con dei lasciapassare falsi si recarono nel settore femminile.
E trovarono la baracca vuota. Una kapo, una di quelle che avevano guidato mia madre alla morte, gli disse che tutte le donne di quel blocco erano andate nelle camere a gas.

I due uomini si accasciarono e piansero. C'era ben poco che si potessero dire l'un l'altro, nessuna parola di conforto.
Uno mi disse che mio padre entrò e si sedette sulla cuccetta di mia madre, restandovi a lungo. Passò in rassegna il contenuto della sua valigia, toccò i suoi miseri effetti personali e prese una cartellina di musica per piano, i suoi vecchi fogli di musica, ingialliti, consunti,
provenienti dalla nostra casa sulla Groningstrasse. Mozart, Beethoven, Schubert, Vivaldi.
«Maledizione a loro », disse Lowy piangendo. « Perché non c'è mai nessuno cne dica loro di no? Perché gli Alleati non bombardano le ferrovie che ci sono qui, i forni, le camere a gas? »
Mio padre non sapeva che cosa rispondergli né come consolarlo.
Il 18 aprile 1943 l'Organizzazione Combattente Ebraica, di cui mio zio Moses, un tempo un timido farmacista, era ora uno dei principali componenti, venne a sapere che i tedeschi stavano preparando un attacco in forze contro gli ultimi ebrei. t'azione doveva iniziare alle due del mattino del giorno successivo.
Anelevitz radunò i suoi subalterni. Furono consegnate le armi. Gli uomini presero posto nei punti chiave del ghetto. Sarebbe stata una lotta all'ultimo sangue. Di effettivi combattenti armati, uno dei quali era mio zio Moses, ce n'erano circa cinquecento.
Quello che non sapevano era che Von Stroop, il generale delle SS incaricato dell'operazione, aveva settemila uomini pronti a distruggerli. Waffen SS, l'esercito regolare, con artiglieria, carri armati e aeroplani, due battaglioni di polizia tedesca, polizia polacca, componenti numerosi della SD e un battaglione di ausiliari ucraini, lettoni e lituani.
Gli ebrei armati furono mandati in gruppetti nelle tre zone principali del ghetto, la zona centrale vicino alle vie Nalewski e Zemenhof e la zona delle fabbriche vicino a via Leszno.
All'interno di un appartamento posto a un piano elevato, lo zio Moses e Zalman si sedettero vicino a una finestra, in attesa. La stanza era buia, ma la famiglia che possedeva l'appartamento, cosa da non credere, si stava preparando per la Pasqua. Una donna stava disponendo sul tavolo i candelabri, pane azzimo, il libro dell'Esodo.
Del gruppo dello zio Moses, oltre a Zalman, che sedeva con lui accanto alla finestra, facevano parte Eva Lubin e Aaron. Questi dormiva in fondo alla stanza, sopra una cassa di munizioni. Nelle zone che ho ricordato, altri gruppetti di ebrei armati erano in attesa. Le strade erano deserte. Zalman sbadigliò. « Pasqua, Weiss. 19 aprile 1943.»
«Temo che tu e io non potremo partecipare al seder », disse lo zio Moses.  « Avremmo potuto partecipare a uno ieri sera. Le SS ci hanno invitati. Non hai sentito il camion con  l'altoparlante che hanno mandato In giro? »
«Oh, davvero?» disse Moses. «C'è andato qualIcuno? »
« Neppure il profeta Elia. »
« Un vero peccato. Se non avessi avuto questo lavoro, sarei potuto andare. Sai, Zalman, quando ero piccolo, non sono mai riuscito a fare le quattro domande. Forse ieri sera il generale Von Stroop mi avrebbe concesso l'onore. »
« Può darsi. Prima di spararti. »
Eva ricorda che a mio zio all'improvviso vennero in mente il fratello e la cognata, i miei genitori. Scapolo com'era, non gli era rimasto nessuno. Gli mancavano, li voleva.
« Sì », disse Zalman, « adesso ci potrebbe essere utile un dottore,»
« Per curare i feriti? »
Zalman assentì con il capo.
« lo sono propenso a ucciderli, se non si possono salvare. Sappiamo con che genere di gente stiamo combattendo. »
Parlarono di nuove voci, un plotone di polizia ebraica, che avrebbe dovuto prender parte all'attacco, era stato passato per le armi da un plotone d'esecuzione; Himmler era venuto a Varsavia per essere testimone della fine del ghetto.
«Vorrei che fossimo più di un gruppetto », disse Moses.
« Questa gente », disse Zalman, non senza comprensione, « questa gente, la nostra gente, non è stata addestrata a sparare.»
« E io? »
Entrambi scrutarono la strada scura. Bandiere sioniste erano appese a molti edifici, la stella azzurra e bianca, le strisce azzurre. C'erano anche delle bandiere polacche e degli appelli ai polacchi perché si unissero a loro.
Fino alla fine, si sperava che l'avrebbero fatto.
Parlò Moses. « Domani è il compleanno di Hitler. Le SS gli hanno promesso noi in dono. Varsavia sarà ripulita per celebrare il compleanno del Fiihrer. »
« Le candeline sulla torta », disse Eva Moses sospirò. « Non avrei mai pensato che mi sarei rassegnato a morire. Ma lo sono. Anelevitz mi ha insegnato un sacco di cose. Il mondo saprà che non tutti ce ne siamo andati via marciando, docili, muti, rassegnati. »
Nella stanza sul retro si accese una luce. « La spenga », ordinò Eva alla donna. « Sto facendo le pulizie di Pasqua. »
« Faccia le pulizie al buio », disse Eva.
« Pasqua », fece Zalman. «Sono ancora osservanti.
Non li critico, Weiss, sono soltanto senza parole. Forse avevamo bisogno di meno tradizioni, di meno preghiere... e di più armi. »
Un vecchio in fondo alla stanza stava pregando, scialle, zucchetto, libro di preghiere aperto. Si piegava e ondeggiava in una santa estasi.
« Sii comprensivo, Zalman. P. la loro vita. Non sapevano altro e li ha tenuti uniti a lungo. Forse terrà uniti noi quando questo inferno sarà finito. » Dalla strada sottostante si udirono dei rulli di tamburo, una musica marziale. Le porte del ghetto si erano spalancate e un distaccamento della polizia del ghetto. disarmata, imboccò le strade deserte. Dietro c'erano g]i ausiliari stranieri, armati di fucili e pistole mitragliatrici. Un camion con un altoparlante si fermò in mezzo alla piazza. Una voce amica uscì dall'altoparlante:
«Felice Pasqua ai nostri amici ebrei! Deponete le armi! Uscite in pace! Organizzeremo un seder per voi.
Lasçiate perdere questa battaglia insensata, perché siete guidati da traditori che cercano solo la vostra morte, mentre loro fuggono!»
continua....

Da L'Olocausto
di Gerald Green

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