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Auschiwitz - 27 gennaio Giornata della Memoria
27 Gennaio Giornata della Memoria

Auschwitz Agosto 1943
Il diario di Erik Dorf

SEMPRE più spesso mi vengo a trovare lontano da Berlino.
Non ho mai visto i nostri funzionari, soprattutto Kaltenbrunner ed Eichmann, più decisi a portare a termine il lavoro. Perché? mi chiedo. 
E' solo questione di tempo e poi la guerra sarà perduta. Mussolini è stato arrestato pochi giorni fa. La Sicilia è stata invasa. La nostra ultima offensiva in Russia è fallita. C'è anche un rapporto raggelante che afferma che un contingente assai grosso dell'Armata Rossa è penetrato nel fronte dei Carpazi, ottocento chilometri al di là delle nostre linee.
Oggi mi sono trovato ad Auschwitz per controllare con Hoess se le forniture di Zyklon B sono sufficienti, se i convogli di Eichmann sono puntuali. Il peso che graverà su Auschwitz e gli altri campi di sterminio, strano come mi sono corazzato all'uso di questa parola, sarà maggiore. Himmler, ora che Varsavia è stata 'liquidata, ha ordinato la distruzione immediata di tutti i ghetti polacchi. Ciò significa una sola cosa: maggior lavoro per noi.
Devo dire a questo punto che alcuni europei non approvano j nostri progetti. I bulgari, per esempio, una popolazione slava per cui non nutro assolutamente alcun rispetto, ci hanno sfidati e hanno disperso e nascosto i loro ebrei. E gli italiani continuano a fare delle difficoltà,
rifiutando di cooperare, mandando gli ebrei in conventi e monasteri e nelle campagne. Ciò che mi turba è che ogni volta che le nostre unità vengono sfidate in questo modo, esse più o meno accettano la cosa e si rivolgono ad altre faccende.
Ad ogni modo, in questo caldo pomeriggio, ho pranzato alla mensa degli ufficiali ad Auschwitz. Erano presenti anche Eichmann e Hoess, come sempre, freddi, impegnati, pieni di nuovi progetti. Il fiume si sta intasando di ceneri. Ora scaricano il prodotto dei forni in un prato a una certa distanza dal campo.
Con la coda dell'occhio ho visto lo zio Kurt entrare nella sala da pranzo. Ha evitato di guardarmi, si è seduto da solo in silenzio fumando la sua pipa. Dal tempo della scenata nel suo ufficio, dove ha osato mettermi le mani addosso, non ci scambiamo più una parola.
Ero a metà della lettura di una lettera di Marta, quando .sono sobbalzato.
« Qualcosa che non va? » ha chiesto Eichmann.
« Buon Dio' », ho detto, « la nostra strada è stata bombardata. »
Eichmann ha osservato che gli inglesi e gli americani sono dei barbari, senza alcun rispetto per la vita umana, la cultura delle città. Churchill è un selvaggio a scatenare i suoi aerei da guerra su civili innocenti, ha aggiunto Hoess.
Marta, nella sua lettera, mi assicurava che lei e i bambini erano al sicuro nel rifugio durante l'incursione. Il nostro appartamento ha sofferto qualche danno. Il nostro stupendo pianofortt è stato rovinato dai calcinacci caduti.
La lettera di Marta riportava un'altra notizia. Padre Lichtenberg, il prete che non ha accettato i miei consigli a proposito dei suoi sermoni sugli ebrei, è morto a Dachau. Le circostanze sono ignote. Mi dispiace un po' per lui. Semplicemente non capiva il bisogno di seguire
la corrente, accettare l'inevitabile. Ho accennato della morte di Lichtenberg a Eichmann e Hoess. A loro non interessava. E perché dovrebbe? Che cos'è un altro morto, prete o laico, tedesco o polacco? L'importante è ripulire l'Europa dagli ebrei; lo sapevamo tutti; tutti comprendiamo l'urgenza della nostra missione. Questa campagna di stenninio è centrale e vitale per tutto ciò che il Ftihrer ci ha insegnato. E' il fulcro, la leva, il nucleo del nostro movimento. Non è semplicemente un mezzo o uno scopo, ma sia il mezzo sia lo scopo di un'Europa
razzialmente pura, governata da aristocratici nordici.
Eichmann ha posato con violenza coltello e forchetta.
Si è rifiutato di mangiare la sua cotoletta. « Lo sa, Hoess, il fetore che proviene da quei camini è terribile. Diventa gni giorno più insopportabile. Uno come fa a godersi il pranzo in un posto come questo? »
L'appetito di Hoess non ne soffriva. Ha bevuto la sua birra ceca, ha ingoiato la sua cotoletta. « Non ci si può  far niente, Eichmann. Ne stiamo ancora trattando dodicimila al giorno, la produzione massima per i campi.
Ho sentito dire che anche Theresienstadt è destinata alla liquidazione. La Romania, l'Ungheria ci consegneranno presto i loro ebrei. Quarantasei forni non saranno i sufficienti.»
 « Abbiamo tutti i nostri problemi, Hoess. Sto ancora  battendomi con l'esercito per avere dei treni. Quei bastardi insistono che hanno bisogno dei vagoni per i loro eserciti in Russia. Cosa ha la precedenza? gli ho chiesto, la Russia o far piazza pulita degli ebrei? Non ""c,
mi hanno risposto. Sanno quali sono gli ordini del capo.»
 Mi è passato per la testa che, mentre Eichmann e Hoess alzavano la voce, mio zio Kurt udiva tutto. Non aveva mangiato, stava semplicemente fumando e sorseggiando il suo caffè con il volto cupo e comprendeva tutto.
All'improvviso si è alzato, ha buttato sul tavolo alcuni  marchi e ci è passato accanto. Così facendo, mi ha guardato con una repulsione e un odio di cui non lo credevo capace. Poi se ne è andato.
Ancora una volta, ho visto negli occhi di Kurt il medesimo rimprovero, la stessa ira che avevo visto negli occhi di mio padre quando ero bambino.
Ho sentito il bisogno di dare una lezione a mio zio, schiacciare quella superiorità morale che mostra nei miei confronti. Perciò ho chiesto a Hoess qual era il sistema seguito per l'impiego degli ebrei come operai. Mi ha risposto che era lo stesso di sempre, ma più « urgente ».
VaIe a dire, non solo dovevano venire sfiancati finché non fossero adatti per il « trattamento speciale », ma che, ogniqualvolta fosse possibile, gli ebrei dovevano venir rimpiazzati da polacchi e da russi, anche se davano prova di essere abbastanza forti per lavorare.
« Mi dicono che ci sono diverse centinaia di ebrei che lavorano ancora al1e costruzioni stradali », ho detto, « e ho visto un sacco di cristiani disponibili per rimpiazzarli. »
« Allora devono essere rimpiazzati. Non posso star dietro a tutto, Dorf.»
Lo ha ripetuto. Ogni ebreo che si trovava ora ad Auschwitz, e tutti quelli che vi sarebbero venuti in seguito, era condannato al trattamento speciale. Mentalmente mi sono ripromesso di inviare a Hoess una relazione scritta sugli ebrei dello zio Kurt.

da L'Olocausto di Gerald Green

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