Favola di Fedro
Da ciabattino a medico
Libro primo
Un ciabattino incapace, ridotto povero in canna,
mutata l'aria, là dove nessuno lo conosceva
si mise a farIa da medico, spacciando un contravveleno
con falso nome: le ciance gli procurarono fama.
Càpita che in quel frattempo si mette a letto il signore
della cltta, malatissimo .............................
.....................................vuoI sottoporIo a una prova:
si fa recare una tazza, finge di mescere,
nell'acqua versatavi dentro, a quel rimedio un veleno,
e gli comanda di berIo, dietro una posta in denaro.
Vista la mala parata, il ciabattino confessa:
non è, che lo ha reso celebre, particolare perizia
dell'arte medica; è solo il bere grosso del pubblico.
Convoca il popolo ..................................
.............................e in tale modo conclude il signore:
«Fino a che punto credete d'avere tocco il cervello,
voi che affidate la testa, senza esitare, ad un tale
a cui nessuno affidò, per far le scarpe, i suoi piedi?».
Questa direi che sia proprio per quelli la cui stoltezza
ai ciurmadori impudenti dà l'occasione di lucro.
Ex sutore medicus
Malus cum sutor inopia deperditus
medicinam ignoto facere coepisset loco
et venditaret falso antidotum nomine,
verbosis adquisivit sibi famam strophis.
Hic cum iaceret morbo confectus graui
..............................................
rex urbis, eius experiendi gratia
scyphum poposcit; fusa dein simulans aqua
illius se miscere antidoto toxicum,
combibere iussit ipsum, posito praemio.
Timore mortis ille tum confessus est,
non artis ulla medicum se prudentia,
verum stupore vulgi, factum nobilem.
Rex advocata contione ...............
..............................haec edidit:
«quantae putatis esse vos dementiae,
qui capita vestra non dubitatis credere,
cui calceandos nemo commisit pedes?»
Hoc pertinere vere ad illos dixerim,
quorum stultitia quaestus impudentiae
