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Canto di lavoro 
La disperazione del contadino italiano

Non ti potrebbe peggio in pregazione
di augurarvi e di fare il contadino,
dover trattare sempre col padrone,
lavorà tanto, guadambià pochino;
perciò alla sorte faccio rebiglione,
campare non si può di pane  e vino,
se una lira la strappo col sudore
arrivono le tasse e l’esattore.

Se per disgrazia poi qualche malore
e ci dovessi corpire la famiglia,
facciamoli le corna al dottore,
che i sordi in contanti subbito ce piglia;
i nostri contributi non anno valore,
il bonomiano la raffia e la sortiglia;
questa piaga deve essere guarita:
vogliamo l’assistenza gratuita.

Lì terra la vogliamo distribuita
a chi sa lavoralla di mestiere;
mentre co1 piano verde i parassita
sperai ci migliorassero il podere
e lor colé mimose l’anno a bellita
la strada che conduce al suo quartiere;
altri padroni, se bene ce guardate,
se sò fatti le ville per l’estate.
Voi la giente del campo trascurate,
noi che vi diamo pane, carne e frutti
ma le fatiche male compensate,
anzi di più ci fate schersi brutti;
meschina è la pensione che ci date
e no all’età la prendon tutti.
Dice Bonomi ai nostri danni:
Il contadino può campare cent’anni.

In questa comunità fatta di ganni,
tutto a profitto dei specolatori,
è la cagione dei nostri malanni,
è la rovina dei cortivatori.
Il governo stà lavorando ai nostri danni
pe l’interessi degli arraffiatori:
questo internazional detto mercato
necessario che venga riformato.

Il consorzio lo vogliamo socializzato,
pure la Fiat e la Montecatini:
con miliaia di miliardi anno tribiato
con altri malopoli fregantini
e a quistà da loro ben pagato
costretti a vedere noi prezzi meschini;
questi consorzi pieni di miliardi
quando vanno allo stato è troppo tardi

Dalla stagione a versa Iddio ci riguardi.
in questa attomosferica natura,
non solo, ve dirrò sensa riguardi
ci son torrenti e fiumi fanno paura:
o delle in prevision dei cotardi
l’acqua straripa in tutta la pìanura;
e noi, gegniosi come ie formiche,
addio nostro lavor, addio fatiche!

Ma pur, sebbene a dorano le spiche,
c’è la più grossa piaga da stirpare,
e noi lavorator forse nemiche,
che contro l’unità va predicare,
la bonomiana con mensognie antiche
ci vole divisi e ci vol riccattare.
Bonomi, tu sei una pessima gramignia:
ti stirperemo dalla nostra vigna

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