Racconto di Massimo D'Azeglio
Mio padre
Era costume di nostro padre di farei fare delle lunghe passeggiate, che venivano regolate da una speciale disciplina, come per tutte le nostre cose.
Severamente proibito di domandare: quante miglia abbiamo ancora da fare? che ora è? Non era lecito dire:
ho sete, ho fame, sono stanco. Per il resto libertà piena, di atti e di parole.
Si tornava un giorno da una di queste gite, e ci trovavamo sotto Castel di Poggio, venendo verso Vincigliata per sassi e scoscendimenti.
Non so come, mi impigliai, e caddi malamente.
Corse mio padre, mi rialzò, e visto che mi doleva un braccio, lo mise a nudo e trovò che deviava dalla sua linea dritta. Difatti m'ero rotto I'ulna, una delle due ossa dell'antibraccio.
Io, che lo fissavo in viso, lo vidi come tramutarsi e prendere un'espressione di così viva e tenera sollecitudine, che proprio non mi pareva più lo stesso uomo.
M'acconciò il meglio che potè il braccio al collo, e poi si riprese la via di casa. Passati alcuni minuti, durante i quali era potuto tornare nella sua solita natura, mi disse: .
Senti, Massimo, tua madre sta poco bene, e se vede che ti sei fatto male, si potrebbe turbare troppo.
Bisogna, figliuol mio, che ti faccia forza. Domattina andremo a Firenze, e lì si farà quel che occorre; ma per stasera non bisogna che mostri d'aver male. Hai inteso?
Tutto questo me lo disse con la solita fermezza, ma con grandissimo affetto; ed a me non parve vero di aver un incarico importante e difficile da condurre a buon fine. Me ne stetti tutta la sera rincantucciato, tenendomi il mio braccino rotto il meglio che potevo, e
mia madre mi credette stanco della lunga passeggiata e non s'accorse di nulla.
L'indomani venni condotto a Firenze e il braccio mi fu messo in ordine.
Forse qualcuno dirà che mio padre era un senza cuore.
lo mi ricordo di quel fatto come se fosse ora, e mi ricordo che nemmeno per ombra mi venne in mente di trovarlo tale. Ero stato invece tanto felice dell'indicibile tenerezza che gli avevo veduta dipinta sul viso; e d'altra parte trovavo così ragionevole che non s'avesse a sgomentare mia madre, che presi il difficile comando come una bella occasione per farmi onore.
E tutto ciò perchè ero guastato, e mi s'era già messo in cuore qualche poco di buon fondamento. Ora che son vecchio e che ho veduto il mondo, benedico la severa fermezza di mio padre.
