
1 Maggio Festa del lavoro
Dalla bassa finestrella della piccola bottega del calzolaio è entrato il lieve chiarore della luna.
Sul deschetto gli arnesi brillano, poi, che è... che non è... ogni oggetto si muove, come se fosse vivo, e si odono sospiri, grida, risatine.
Che cosa accade? - chiede con voce assonnata una scarpetta di vernice tutta screpolata.
Si può sapere perché tanto chiasso? - È successo che gli arnesi si sono messi in mente di non lavorare piu e noi dovremo restare qui in eterno... risponde una grossa scarpa da contadino che ha tutta la suola aperta sulla punta.
Intanto sul deschetto c'è un vero finimondo.
Evviva l'ozio! - grida la lesina, e con un balzo conficca la sua sottilissima punta nel legno.
Abbasso il lavoro! grida il trincetto tracciando nell'aria grandi zigzag.
Sono stanco di bucare! - sospira il punteruolo, e rotola in terra.
lo non voglio piu lucidare - grida la cera, e va a nascondersi sotto lo sgabello.
Evviva! Evviva! - gridano le bullette - Danziamo! - e si sparpagliano sul pavimento, tra le scarpe che assistono esterrefatte a quel pazzo consesso.
Ma ecco che la luna tramonta a ponente, mentre l'alba si imbianca a levante.
Dopo qualche tempo davanti alla bassa finestrella si soffermano due piedini di bambino calzati da un vecchissimo paio di scarpe sdrucite e logore.
Vedete? - dice il martello, l'unico che non abbia abbandonato il suo posto
Tutte le vostre storie e le vostre chiacchiere sono inutili; avreste il coraggio di lasciare due poveri piedini dentro un paio di scarpe come quelle?
Ma prima che possa avere risposta, la porta della bottega si spalanca. Il calzolaio mattiniero entra fischiettando, stacca il suo grembiule, lo indossa, afferra una scarpa sdrucita e si mette al deschetto.
Strano pensa, accorgendosi del disordine dei suoi arnesi eppure avevo lasciato tutto a posto ieri sera... E si china a raccogliere la cera e le bullette e il punteruolo, mentre in un angolo un topolino rientra nel suo buco ridendo sotto i baffi.
Che cosa accade? - chiede con voce assonnata una scarpetta di vernice tutta screpolata.
Si può sapere perché tanto chiasso? - È successo che gli arnesi si sono messi in mente di non lavorare piu e noi dovremo restare qui in eterno... risponde una grossa scarpa da contadino che ha tutta la suola aperta sulla punta.
Intanto sul deschetto c'è un vero finimondo.
Evviva l'ozio! - grida la lesina, e con un balzo conficca la sua sottilissima punta nel legno.
Abbasso il lavoro! grida il trincetto tracciando nell'aria grandi zigzag.
Sono stanco di bucare! - sospira il punteruolo, e rotola in terra.
lo non voglio piu lucidare - grida la cera, e va a nascondersi sotto lo sgabello.
Evviva! Evviva! - gridano le bullette - Danziamo! - e si sparpagliano sul pavimento, tra le scarpe che assistono esterrefatte a quel pazzo consesso.
Ma ecco che la luna tramonta a ponente, mentre l'alba si imbianca a levante.
Dopo qualche tempo davanti alla bassa finestrella si soffermano due piedini di bambino calzati da un vecchissimo paio di scarpe sdrucite e logore.
Vedete? - dice il martello, l'unico che non abbia abbandonato il suo posto
Tutte le vostre storie e le vostre chiacchiere sono inutili; avreste il coraggio di lasciare due poveri piedini dentro un paio di scarpe come quelle?
Ma prima che possa avere risposta, la porta della bottega si spalanca. Il calzolaio mattiniero entra fischiettando, stacca il suo grembiule, lo indossa, afferra una scarpa sdrucita e si mette al deschetto.
Strano pensa, accorgendosi del disordine dei suoi arnesi eppure avevo lasciato tutto a posto ieri sera... E si china a raccogliere la cera e le bullette e il punteruolo, mentre in un angolo un topolino rientra nel suo buco ridendo sotto i baffi.
