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Racconto sugli emigranti
1° Maggio Festa dei lavoratori, Festa del lavoro
Racconto di Gina Marpillero  
Emigranti
Ho sempre visto gli uomini, che partivano vestiti di scuro, forse era il vestito del giorno delle nozze.
Le mogli li accompagnavano al trenino che li portava fino a Tolmezzo, per proseguire poi per la Francia o per l'Austria.

La valigia nella gerla, messa in piedi, mezza dentro e mezza fuori Il fazzoletto un po' abbassato suglI occhi, non con colori allegri e fiorati ma se mai sullo scuro.
Gli occhi rossi per avere pianto, ma non si dovevano far vedere, era una cosa troppo frivola e perciò il fazzoletto si teneva basso.
Gli uomini nell'attesa del treno si comportavano come se fossero già partiti.
Se trovavano, come succedeva spesso, dei compagni di viaggio, buttavano giù qualche parola in francese o in tedesco a seconda di dove andavano.
Era come se appartenessero ormai ad un'altra nazione.
Le mogli che rimanevano lì in attesa della partenza diventavano via via quasi delle estranee; alla fine un bacio frettoloso; ed un semplice «mandi» (ciao).
 Non era bello far vedere agli altri un comportamento troppo affettuoso.
Mi ricordo di aver visto gli uomini che partivano, quasi sostenuti, e le ,mogli che si affrettavano verso casa, forse per poter piangere liberamente da sole.


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