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Racconto di Liana Orfei
Imprevisto sul lavoro

Vi auguro di non trovarvi mai nel mezzo di una tromba d'aria; quando arriva non si può far nulla.
Quella notte a Marina di Carrara eravamo in piena estate ed era tutto normale. Improvvisamente, verso l'una, arrivarono delle raffiche di vento e cominciò a scrosciare una pioggia torrenziale.
Fu il finimondo. Vidi la porta del circo D'ingresso con la lunga arcata gonfiarsi di colpo, volare per aria e poi ripiombare per terra.
Poi non vidi più nulla: il gruppo elettrogeno aveva smesso di funzionare, tutto era piombato in un nero terribile e si sentiva un rumore sinistro.
Pensavo agli elefanti e non potevo far niente.
Erano diciotto e sembravano impazziti.
Ne scapparono due. Rinaldo, che era il loro domatore, li rincorse coi trattori e li sospinse nuovamente dentro il recinto.
Ma gli elefanti si agitavano sempre di più. Allora mio fratello ebbe l'idea di fare, intorno alla scuderia, un recinto con gli enormi camion di cui disponevamo, in modo che gli elefanti si sentissero più riparati. Ma il peggio doveva ancora venire.
Il peggio fu quando crollò tutto il circo.
Per un po' il tendone aveva resistito, ma poi la mano immensa del vento strappò le prime corde. Nando si attaccò alle corde spezzate nel tentativo di riagganciarle, ma venne trascinato dal vento come un fuscello e si lussò un piede. Non c'era niente da fare per salvare il circo.
Rinaldo e un autista ungherese, di corporatura ancora più, imponente della sua, si trovarono aggrappati a una carovana.
Le carovane hanno un'altezza da terra di un metro e dieci circa, hanno le ruote molto grandi.
Quando i due videro che  volava tutto, vollero andare sotto la carovana per ripararsi, ma il vento li schiacciava talmente che non potevano abbassarsi quei cinquanta centimetri che avrebbero consentito loro di infilarsi sotto.
Allora Rinaldo e l'ungherese si abbracciarono e, come due giganti annientati dalla furia degli elementi, restarono così fino a quando tornò la calma.
Tornò all'improvviso: un bam! come se l'urlo lacerante e ossessivo del vento si spezzasse, e d'un tratto vi fu un silenzio che faceva male.
Entrò nella mia carovana un artista. Piangeva.

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