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Racconto di Mimì Menicucci
Vita sotto un tegolo

Il passero è sfacciato, pettegolo, impudente. Ha trovato conveniente vivere accanto all'uomo e ha vinta la paura per costruirsi una casa accanto alla sua.
Fa i suoi comodi senza nessun ritegno: se ha fame va a beccare i grani di avena fin sotto il muso dei cavalli, le briciole sotto la tavola, le spighe sotto il naso di quelli
che si chiamano spaventapasseri.
Il contadino, che vede il suo campo saccheggiato, non sa più che santo pregare. Lega una padella alla coda del fantoccio perchè ad ogni soffio di vento
sbatta rumorosamente.
Per due o tre giorni i passeri se ne tengono lontani, guardando il nuovo aggeggio con gli occhietti vispi; ma il quarto giorno, come se un intesa fosse corsa fra loro,
si buttano giù tutti insieme a banchettare, senza curarsi minimamente dello spaventapasseri e della sua musica.
Il contadino, col permesso delle leggi, tira alla sua distruzione e il passero fa due, tre covate all'anno per colmare i vuoti. Si ingegna come può perchè sa
che nel numero è la forza.
Poi, quando la grande orgia dell'estate è finita, si fa tutto umile e, pestando nel gelo come un povero mendicante, chiede la carità di qualche briciola.
E gli scolari ci fanno su i componimenti.  

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