Fidanzamento di castori
L'autunno avanzava lentamente con le sue piogge noiose e l'umidità delle nebbie.
Quando usciva dalla tana, il castoro si trovava immerso in un grigio sudario che man mano risaliva i fianchi della montagna, lasciando scoperti qua e là lembi di azzurro.
La sera scendeva sempre più veloce sulle foglie cadute e sulle erbe marce del bosco.
L'erica apriva i suoi ultimi fiori rosati al tenue bacio del sole e il fiume diventava sempre più grigio e freddo.
Fu proprio un pomeriggio d'autunno che il castoro Bill incontrò Miele.
Si era ormai convinto di essere solo sull'altopiano e si era preparato a passare un inverno triste e solitario. Invece, al levarsi di un banco tardivo di nebbia, le sue vibrisse entrarono in allarme ed egli fu colpito da un odore familiare, un po' acre, ma per il castoro estremamente piacevole.
Dietro la sagoma scura di un abete, vide quella dorata di Miele.
Di solito i castori hanno una pelliccia costituita da peli lunghi e forti, misti a lanuggine, la cosiddetta «borra», morbida e fittissima, di colore bruno rossastro.
Miele era una felice eccezione a da ciò derivava il suo nome: la sua pelliccia era dorata e i suoi occhi scuri avevano un'espressione dolcissima. In quel momento, come quelli di Bill, esprimevano la gioia di aver trovato un proprio simile.
Miele emise una specie di squittìo di gioia ed il castoro, col cuore palpitante, le si awicinò e stette
ad ammirarla: non aveva mai visto una castorina così simpatica e bella.
I due castori avvicinarono i nasetti e cominciarono a strofinarli gentilmente, dandosi con delicatezza piccoli morsi sulle orecchie rotonde.
Nel linguaggio poco conosciuto dei castori vuoI dire:
Sei bellissima! Vuoi essere mia sposa?
Miele rispose certo di sì, perché tutt'e due, rotolando nell'erba umida, raggiunsero il fiume e sparirono.
