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Racconto di Cristine Nostlinger
Ma che nano ti salta in testa?

Il nano in testa, Anna ce l'aveva già da tempo.
Era successo una sera, qualche giorno dopo il suo sesto compleanno: Anna se ne stava in piedi sbadigliando davanti al letto, nell'atto di sollevare la trapunta a fiori.
Ed ecco che lo vide.
Era seduto su una rosa color di rosa. Un nanetto minuscolo.
Compreso il cappuccetto di velluto viola a punta, non era più alto dell'unghia di un mignolo.
E con una voce molto fievole.
Talmente fievole che Anna riuscì a sentirlo solo quando, tenendolo fra il pollice e l'indice, se lo era sollevato fino all'orecchio.
Lo udì protestare:
Sta' un po' attenta, miseriaccia! Così mi spiaccichi!
Allora Anna lo depose nel padiglione dell'orecchio, ma anche lì non gli andava bene.
Strillò: - Sei ammattita? Soffro di vertigini!
Per paura di ammazzarsi cadendo dal padiglione, il nano si aggrappò con le piccole dita all'interno dell'orecchio.
Anna sentì un dolore così forte che si mise a strillare, scuotendo con forza la testa per buttarlo fuori.
Purtroppo, invece, lo buttò più in dentro.
Giù nel profondo! Nel cadere, il nano perse il cappuccio viola.
Sempre strillando, Anna riuscì infine a togliere il cappuccio dall'orecchio, ma non a riacchiappare il nano.
Corse nel soggiorno, dal papà. Il quale, seduto sulla cassapanca, si stava rammendando il calzino rosso, quello con un grosso buco sul tallone.
Papà, ho un nano in testa! - strillò Anna.
Toglimelo subito!
Il papà posò il calzino rosso e l'ago da rammendo e si mise a ridere.
È qui dentro! - gridò Anna schiaffeggiandosi l'orecchio sinistro con la mano.
Non preoccuparti - disse il papà continuando a ridere.
È bello avere un nano in testa.
D'ora in poi ci penserà lui a raccontarti le storie della buonanotte.
Ti assicuro che un nano lo saprà fare molto meglio di me!
Il papà pensava che la storia del nano fosse uno dei tanti trucchi di Anna per non andare a letto.
Non capisci niente! - strillò Anna disperata.
Afferrò il cestino da lavoro e prese un uncinetto per cercare di agganciare il nano.
Il papà glielo strappò di mano.
Sei tu che non capisci niente! - urlò.
Con l'uncinetto ti buchi la membrana del timpano e corri il rischio di diventare sorda!
Ma il nano deve pur uscire! -singhiozzò Anna.
Il papà si persuase che non stava fingendo.
La prese in braccio ancora tutta piangente e la portò in anticamera.
Tolse dall'armadio la torcia elettrica e fece - luce nell'orecchio sinistro di Anna.
Non c'è nessun nano - disse.
Che mi venga un accidente se dico bugie!
C'è soltanto un po' di cerume e nient'altro!
Anna smise di singhiozzare. Il papà la portò nella sua cameretta.
La infilò a letto, le rimboccò le coperte, le diede un bacio sulla punta del naso, uno sulla guancia sinistra, uno sulla guancia destra e uno sulle labbra.
Poi spense la luce e uscì dalla stanza lasciando la porta aperta.
Anna la voleva sempre cosÌ. Con la porta chiusa non riusciva ad addormentarsi.
Distesa al buio pensava: «Forse il nano mi è caduto fuori dall'orecchio quando sono corsa in salotto.
Forse adesso è da qualche parte sul pavimento.
Dovrei cercarlo. Forse si è fatto male.. .»
Poi si addormentò. Tutto quel piangere l'aveva stancata da morire.

Cristine Nostlinger è nata a Vienna ed è una delle più affermate scrittrici per ragazzi del nostro tempo Fra i suoi libri: Il bambino sotto vuoto, Che m'importa di Re Cetriolo, L'invenzione del signor Batman.

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