Racconto di Marco Raiti
L’ultimo amplesso
Mi si presentò davanti all’improvviso. Era bellissima. Il suo sguardo mi penetrava dentro, in tutte le cavità del mio corpo. Dava l’impressione di essere eterea, priva di materia solida, con quella sua sagoma scura che galleggiava a mezz’aria fluttuando con movimenti sensuali.
La stanza era tutta bianca e il candore che emanava accecava gli occhi e lo spirito.
Mi sussurrò con la voce dell’animo, ma nessun suono si udì nella camera:
“ Tu sai chi sono… e cosa voglio”, disse con tono grave e sicuro.
Io non avevo dubbi. Era lei. Era giunta, era arrivata anche per me.
Certo non avevo mai pensato fosse così bella e così tremenda.
Centinaia di volte avevo immaginato quel momento, ma la realtà era diversa da tutte quelle ipotesi.
L’avevo temuta più di ogni altra cosa, ne avevo avuto terrore come tutti, a volte, l’avevo anche invocata, ma solo per disperazione non pensando realmente a chiamarla. Ora era lì… era lì per me.
“ Mi devi dare la tua card del tempo… perché è scaduta. Ora non ne hai proprio più “, aggiunse certa che avrei compreso perfettamente ciò di cui parlava.
Io mi sentivo come nudo, spettinato, impreparato a concedermi a lei. I suoi scuri non mi davano tregua. Sentivo il mio respiro che diveniva sempre più affannoso e il battito del cuore che mi saliva progressivamente di frequenza.
Provai a obiettare: e balbettai: “ …ma devo ancora finire molte cose… non se ne potrebbe avere ancora un po’… solo un poco”.
Il suo capo accompagnò la risposta nella mimica della negazione e la sua chioma corvina svolazzò per l’aria come fossero uno sciame(1) di corvi.
“ Tu sai già che ciò non è possibile! “ disse con tono fermo ma dolcemente comprensivo.
Fu allora che i suoi occhi divennero due finestre che riflettevano le immagini di un altro mondo; ed io mi vidi rivivere in quello. Invecchiavo sempre di più e le stagioni si susseguivano innumerevoli.
Poi vidi la morte dei miei figli e quella dei miei nipoti e quella di tantissime generazioni della mia stirpe. Ma ad ogni lutto una fitta di intenso dolore attraversava il mio animo. Io mi sentivo sempre più inutile mentre le malattie torturavano il corpo, ma più intensamente il mio spirito.
Avevo la sensazione di aver tradito il senso naturale della vita; così intensamente che un vuoto assoluto mi invase l’anima annullandomela.
“ Vedi l’uomo non è fatto per vivere in eterno!” , sentenziò a conferma di ciò che mi aveva mostrato e aggiunse:” se io ti dessi ancora del tempo, consumato anche questo, me ne chiederesti dell’altro e così faresti per chissà quante altre volte…per cui lascia le cose terrene alla terra e preparati.
Ad ogni uomo è concesso una card del tempo e quando questa è scaduta non è possibile rinnovarla.“
Detto ciò mi si avvicinò lentamente, ma inesorabilmente. Poi mi cinse con le sue calde membra, mi penetrò in tutto il corpo arrivando fino in fondo all’animo.
L’intera vita mi scorse davanti con le sue immagini ed i propri odori. Riprovai la dolcezza degli affetti, le emozioni più intense di precisi momenti, ma anche lo sconforto delle delusioni ed i dolori delle perdite.
Rividi il viso di mia madre che mi accarezzava con la tenerezza del suo sguardo.
Poi un calore di una intensità mai provata mi rapì voluttuosamente ed io mi abbandonai all’ultimo dei miei amplessi.
1) Trattandosi di uccelli il vocabolo corretto è “STORMO”, ma il termine “SCIAME” rende più plastica l’immagine
