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Racconto di C. Ferdinand Ramuz
Silenzio in alta montagna


Oh! No certo - ha detto Antonio.
Fu tutto: aveva taciuto. E, poiché in quel momento Serafino aveva lui pure taciuto, si era sentito crescere intorno a noi una cosa del tutto inumana  e a lungo andare insopportabile: il silenzio.
Il silenzio dell'alta montagna, il silenzio di quei deserti d'uomini, ove l'uomo non appare che temporaneamente: allora per poco che
egli stesso sia per caso taciturno, si ha un bell'ascoltare, si sente soltanto che non si sente niente. Era come se non esistesse più
nulla da nessuna parte, da noi sino all'altro capo del mondo, da noi sino al fondo del cielo. Niente, il nulla, il vuoto, la perfezione del vuoto; una cessazione totale dell'essere, come se il mondo non fosse ancora creato, o non esistesse più, come se si fosse prima dell'origine del mondo oppure dopo la fine del mondo. E l'angoscia ti si annida nel petto dove, come una mano, si stringe a poco a poco intorno al tuo cuore. Per fortuna che il fuoco ricomincia a crepitare, oppure è una goccia d'acqua che cade, o un poco di vento che striscia sul tetto.
E il minimo rumore è come un immenso rumore. La goccia cade rimbombando. Il ramo morso dalla fiamma risuona come uno scoppio; lo sfregamento del vento riempie esso solo tutta la capacità dello spazio. Ogni specie di piccoli rumori che sono grandi, e ritornano; si ridiventa noi stessi viventi perché pur essi sono viventi.


Con espressioni, sapientemente scelte e disposte, l'autore cerca di suscitare in te la sensazione ineguagliabile dell' assoluto silenzio.
Ti sentirai quasi sgomento, se riuscirai ad immedesimarti veramente nell'atmosfera creata intorno a te da questa pagina; proverai, quindi, una piaçevole impressione a quel riaffiorare di piccoli rumori che trovano una risonanza amplissima e che ti riportano alla vita.

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