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Racconto di Paolo Segnali 
Farfalline bianche

Son giorni e giorni che spira una tramontana gelida che fa rabbrividire.
Gli alberi han perduto le foglie e agitano le rame nude ai capricci del vento; le erbe avvizzite hanno piegato lo stelo giù verso la terra, quasi domandandole protezione e vita.
Alcune sono morte e giacciono fradicie di guazza. Solo la nostra pianticina di grano, pur mortificata dal freddo, sfida i rigori della stagione, moltiplicando le sue radici e sprofondandole nel terreno umido e molle.
Ecco le prime falde di neve.
Radichette mie! esclama la piantina di grano. Che novità è questa? Scendono dal cielo cupo, nell'aria greve, migliaia di gelide farfalline. Volteggiano un poco, poi, soffici, leggere, si posano per tutto.
Zitti lì! Chi rompe il silenzio solenne della natura? Gran novità! Nevica, ecco tutto. E buon per te, che soffrirai meno il freddo, nascosta sotto la neve, piantina mia bella.
Era la vecchia quercia che parlava.
La neve continuò a cadere per ore e ore; poi il cielo si rasserenò e tornò a brillare il più bel sole, ma senza calore.
La nostra piantina, tutta coperta della candida coltre, si guardò intorno e, meravigliata, disse:
Radichette, sorelle mie !... Quale spettacolo! Una luce diffusa, di un biancore latteo, mi circonda; e su su, in alto, è tutto uno scintillio iridescente di cristalli. Che meraviglia!...
Sorelline, mi ascoltate?... Sento intorno meno freddo; mi sale dalla terra un certo tepore che mi riconforta... Mi udite... o prende sonno anche a voi? Buon riposo... in attesa della buona stagione.
Un passero, pigolando, intirizzito dal freddo:
Figliuoli! È giunta la quaresima per tutti. Che Dio ce la mandi buona!
Un tasso, sognando.
Che è questo languore di stomaco? Ah, i bei campi di granoturco ! ...

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