Breve racconto di Edmondo De Amicis
Grandinata
L'aria s'affredda, il sole si nasconde, radon la terra i passeri sgomenti,
fuggon nel polverio, preda dei venti, le inaridite foglie vagabonde; fra le voci del ciel cupe e profonde sonano risa e passi di fuggenti e trilli acuti,
e colpi violenti d'imposte, e un lamento lungo di fronde.
Poi tace la città triste e soletta, e dietro ogni finestra ansiosamente s'affaccia un volto attonito, che aspetta.
Casca e salta a un tratto al piede mio un granellino bianco e rilucente...
Eccola, viene che la manda Iddio.
Strepitando vien giù candida e bella; batte il suol, tronca i rami, il cielo oscura,
e nelle grigie vie sonante e dura picchia, rimbalza, rotola, saltella; squassa le gronde, i tetti alti flagella; sbriciola sibilando la verzura;
ricasca dai terrazzi e nelle mura
s'infrange, e vasi e vetri urta e sfracella; e per tutto s'ammonta e tutto imbianca;
ma lentamente l'ìra sua declina, e solca l'aria diradata e stanca: poi di repente più maligna stride.
Poi tutto tace, e sulla gran ruina perfidamente il ciel limpido ride.
