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cardo
Racconto di Carlo Linati

Le piumoline d'argento

In questi giorni di giugno, portate dalla brezza, m'arrivano in casa, dalla finestra, certe delicate piumoline d'argento che poi vedo
adagiarsi al suolo con grazia infinita: e lì molleggìarsì sull'innumerevoli gambettine di raso, ch'è una delizia vederle.
Sono le piumoline dei cardi selvatici.
L'ho saputo stamane che, passeggiando fuoriporta, là dove comincia tra fossati e siepi la prateria incolta, ho visto di queste pianticelle rizzare su dalle prode  i loro fusti bìsbetìci. Ognuna, al posto del fiore, portava un bel bioccolo  d'argento.
Si sa come avviene la morte di questo arbusto. Alle prime piogge d'autunno il frutice 9 inaridisce, dissecca, e il fiore, ch'era
stato di un rosso vinoso finché l'estate lo nutriva col suo splendore, perde la fiamma e si tramuta in un pappo  candido lanoso.
Arriva il vento di primavera: apre le stìpe!" il bel fiocco si spappola, e vengon fuori, disciolte, tutte quelle piumoline che poi si
mettono a svolare e a sparpagliarsi per l'aria.
Allora la gloriosa assunzione del fiore incomincia.
Queste piumoline, queste figlie dell'aria, s'alzano tutt'insieme, e cominciano a volare a distesa nell'abbagliante sole. E io vi dico
che pochi spettacoli sono più incantevoli di questo. Le radiose parvenze filano a frotte, nell'alto, verso la città, volteggiano con
grazia infinita sulle terrazze, sui giardini, sulle strade, sulle corti, leggere, vaporose, soavi come uno stuolo d'anime beate che viaggi
a diporto nel cielo.
L'inizio del brano è soffuso di lievità e delicatezza: le tenui piumette danzano nell'aria e appaiono argentate, tanto sono rarefatte ed aeree. Anche tu spesso avrai visto sospese nell'aria e ammirato queste inafferrabili « parvenze »,
Segue alla delicata visione, la descrizione di come si formano le piumoline dei cardi e l'esatta nomenclatura delle varie parti della pianta da cui nascono.
Lo scrittore chiama le bianche piumette con una delicata espressione: « figlie dell'aria» e ne rende vivo tutto l'incanto con la frase finale in cui le paragona ad « uno stuolo di anime beate» che passeggiano nel cielo.

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