
La leggenda di Punta della Campanella (Sorrento)
Com'era bello il golfo, verso Sorrento, col mare azzurro, la costa dorata, trapunta di casolari!
Sembrava che la vita, su quella spiaggia incantevole, dovesse trascorrere lietamente, tra canti e tra suoni.
Invece, ogni tanto, non si udivan che grida di terrore e pianti di dolore. E questo avveniva quando i pirati saraceni giungevano dal mare sulle loro rapide e snelle navi corsare, gettandosi sulla costa, per depredare paesi, incendiar case e cosa anche più terribile, a rubare uomimi donne: bambini, che vendevano come schiavi sui mercati di levante.
Invano alcune famiglie di prodi pensavano alla difesa, facendo la guardia notte e giorno, dalle torri costruite lungo la riva del mare.
I Saraceni giungevano di sorpresa, durante le notti più scure. Sembravano diavoli scatenati e non rispettavano nulla e nessuno.
A Sorrento la difesa era affidata alla famiglia dei Correale, che guardavano le quattro porte della città, contro i cosiddetti «infedeli».
I Sorrentini, sapendo che i Corre aie vegliavano in armi, dormivano tranquilli, quando una notte, un servitore della famiglia, d'accordo con gli assalitori, apri una delle quattro porte ai Saraceni.
Avvenne allora quello che da molto tempo si temeva.
Entrati in città, i pirati saccheggiarono tutte le case, facendo prigionieri gli abitanti pìu giovani e più sani e uccidendo i vecchi e gli ammalati.
Non rispettarono le Chiese, anzi si accanirono contro di esse, predando gli oggetti più preziosi.
La Chiesa di Sant'Antonio, per esempio, fu completamente spogliata e venne calata dal campanile persino la campana maggiore, che nei giorni di festa spandeva i suoi rintocchi sul golfo ridente.
Carichi di bottino, i pirati saraceni sistemarono la roba rubata nelle navi attaccate al porto: i prigionieri sul ponte, gambe e braccia legate come animali da macello; gli oggetti preziosi dentro la stia, ammonticchiati come spazzatura.
La campana di Sant'Antonio, invece, venne issata sulla nave ammiraglia. I pirati volevano trasportarla ad Algeri come trofeo di guerra.
Quando fu tutto all'ordine, i Saraceni diedero le vele al vento, mentre i prigionieri davano gemiti al pianto.
Sulla nave ammiraglia, alcuni pirati fecero rintoccare la campana di Sant' Antonio. Sembrava salutare col suo mesto suono Sorrento, che fumigava per gl'incendi devastatori.
Le svelte navi pirate uscirono cosf dal porto, a vele spiegate, volgendo le prue verso le coste algerine.
Da prima, filarono leggere e rapide, ma giunte al largo rallentarono la corsa, poi si fermarono, per quanto le vele fossero gonfie di vento.
Sembrava che le chiglie delle navi avessero incontrato un banco di sabbia.
Siamo in secca! - disse il Capo pirata.
Ma fatto gettare in mare lo scandaglio, notò che l'acqua era profonda.
Forse siamo troppo carichi, pensò il Capo pirata, dando ordine di gettare in mare una parte del bottino.
Ma le navi, anche cosi alleggerite, non avanzarono.
Togliamoci di sulle spalle questi disgraziati,
disse allora. E alcune scialuppe riportarono a riva i prigionieri, che ora piangevano di consolazione, invocando Sant' Antonio.
Per quanto mezze vuote, le navi non riuscivano a solcare le onde. Dondolavano, mentre la campana rintoccava malinconicamente.
Gettate a mare questa maledetta campana!
urlò il Capo pirata, che sentiva la nave come legata a un invisibile cavo sottomarino.
I Saraceni ubbidirono all'ordine del loro Capo.
La campana, gettata a mare, affondò lentamente, sempre rintoccando, fino a che non toccò il fondo. .
Soltanto allora le navi pirate, come sciolte da una misteriosa àncora, si mossero sull'acqua e, spinte dal vento, solcarono il mare, sparendo all'orizzonte.
Da quel giorno, ogni anno, per la festa di Sant'Antonio, il popolo di Sorrento e dei paesi vicini, si reca in pellegrinaggio lungo la costa, fino a un promontorio, chiamato Punta della Campanella.
E c'è chi dice di udire ancora, dentro il mare, i tocchi dalla campana, che giace da secoli laggiù, dove fu gettata dai pirati saraceni.
