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Il santo patrono di Napoli


Il potente protettore.
Dumas padre, autore de I tre moschettieri, raccoglie necorricolo le brillanti impressioni del suo viaggio a Napoli.
Dedica più di un capitolo alla vicenda di San Gennaro e al suo miracolo e coglie pienamente la straordinaria importanza, nel legame patrono-città, della funzione di tutela attribuita al santo.
San Gennaro non è un santo di creazione moderna; non è un patrono banale e volgare, che accetti le offerte di tutti i clienti, accordi la sua protezione al primo venuto e s'incarichi degl'interessi di tutti; il suo corpo non è
stato ricomposto nelle catacombe a spese di altri martiri più o meno sconosciuti, come quello di Santa Filomena; il suo sangue non è sgorgato da un'immagine di pietra, come quello della Madonna dell' Arco; insomma gli altri santi hanno, sì, qualche miracolo nella loro vita - miracoli trasmessi a noi dalla tradizione e dalla storia -, mentre il miracolo di San Gennaro si è perpetuato fino ai giorni nostri e si rinnova due volte all' anno, per la maggior gloria della città di Napoli e la maggior confusione degli atei.
San Gennaro risale, per la sua origine, ai primi secoli della Chiesa. Vescovo, ha predicato la parola di Cristo
e ha convertito al vero culto migliaia di pagani; martire, ha sopportato tutte le torture inventate dalla crudeltà dei suoi carnefici e ha sparso il suo sangue per la fede; innalzato al cielo, prima di lasciare questo mondo dove tanto aveva sofferto,ha rivolta a Dio una preghiera suprema per far cessare la persecuzione degl'imperatori.
Ma a ciò si limitano i suoi doveri di cristiano e la sua carità di cosmopolita.
Cittadino prima di tutto, San Gennaro non ama in realtà che la sua patria; la protegge contro ogni pericolo, la vendica di tutti i nemici. Cioi, patrono) vindici, come dice una vecchia tradizione napoletana. Il mondo intero fosse minacciato da un secondo diluvio, e San Gennaro non alzerebbe neanche il mignolo per impedirlo; ma la minima goccia d'acqua possa nuocere ai raccolti della sua buona città, e San Gennaro muoverà cielo e terra per ricondurre il bel tempo.
San Gennaro non sarebbe esistito senza Napoli, né Napoli potrebbe esistere senza San Gennaro. È vero che non v'è città al mondo che più volte di questa sia stata conquistata e dominata dallo straniero; ma, grazie all'intervento attivo e vigilante del suo protettore, i conquistatori sono spariti e Napoli è rimasta.
I Normanni hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati .
Gli Svevi hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati.
Gli Angioini hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati.
Gli Aragonesi hanno usurpato a loro volta il trono, ma San Gennaro li ha puniti.
Gli Spagnuoli hanno tiranneggiata Napoli, e San Gennaro li ha battuti.
Infine i Francesi hanno occupato Napoli, e San Gennaro li ha messi alla porta.
 
E chi sa che cosa farà San Gennaro per la sua patria!
.Quale che sia la denominazione, indigena o straniera, legittima o usurpatrice, equanime o dispotica, che grava su questo bel paese, v' è una credenza in fondo al cuore di ogni napoletano, credenza che li rende pazienti fino allo stoicismo: ed è che tutti i re e tutti i governi passeranno, e in sostanza non rimarranno se non il popolo e San Gennaro.
La storia di San Gennaro comincia con la storia di Napoli, e molto probabilmente finirà con essa; entrambe si affiancano senza posa e ad ogni grande evento, felice o infelice, si toccano e si confondono. A prima vista ci si può ingannare sulle cause ed effetti di tali eventi, e attribuirli, sulla fede di storici ignoranti o prevenuti, a tale o tal altra circostanza, di cui vanno a ricercare assai lontano la fonte; ma, approfondendo il soggetto, si vedrà che dall'inizio del IV secolo ai giorni nostri San Gennaro è il principio o la fine di ogni cosa; tanto è vero che nessun mutamento si è compiuto senza il permesso, l'ordine o l'intervento del potente
protettore.
(Alexandre Dumas 1843)

San Gennaro patrono di Napoli. Nel duomo sono custodite le sue ossa e due picchole bottigliette contenenti il presunto sangue del santo raccolto dalla sua nutrice Eusebia e sua madre di latte subito dopo il martirio. Le ampolle vengono esposte alla devozione dei fedeli tre volte l'anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre ed il 16 dicembre; giorni cari ai napoletani che possono partecipare al fenomeno della liquefazione, avvenuta per la prima volta nel 1389.