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Racconto di Vincenzo Fiaschitello 
Barabba e il Cireneo - 4/4

Intanto il centurione osservava continuamente i lumi accesi in quella grotta. Pensava che finché restavano accesi era segno che lì dentro si vegliava e quindi era meglio aspettare ancora, prima di intervenire. Dentro quel rifugio, Simone aveva fatto conoscenza con Barabba e aveva appreso fatti che smentivano del tutto quel che finora sapeva. Barabba si sedette di fronte a Simone. Era un uomo di mezza età, di corporatura robusta, ma non molto alto. Aveva una barba incolta e una cicatrice sulla guancia destra. Gli occhi gli scintillavano alla luce della fiaccola.

-"Comincio col dirti che io non sono l'assassino di tuo padre. Ho punito severamente quel balordo che lo ha fatto per derubarlo e che si diceva mio seguace. Io, finora non ho ucciso nessuno e spero di non farlo mai. Mi hanno accusato un giorno quando, scoppiata una sommossa, i romani hanno trovato dei cadaveri e tutti hanno fatto ricadere la colpa su di me. Ho rubato, questo sì, ma per la causa per la quale lotto. Il partito zelota mi appoggia perché la Palestina sia liberata dalla oppressione dei romani. Io voglio la libertà per il popolo ebreo; sono un combattente!"

-"Perché il popolo ha scelto di liberare te invece che Gesù?"

-"Dinanzi a due Messia, Gesù di Nazareth e Gesù Barabba ( devi sapere che anche il mio nome è Gesù!), il Sinedrio ha temuto di perdere il potere e la sacra autorità, più a causa del Messia spirituale che del Messia combattente, per cui non ha avuto dubbi. Caifa e Hanna hanno preferito eliminare quello che rappresentava il pericolo più immediato. I conti con l'altro Messia l'avrebbero fatto più tardi, visto che non aveva un grande seguito. Il partito degli zeloti che intende cacciar via i romani con le armi è ancora troppo esiguo. Quei due che hanno crocifisso con il Nazareno non erano dei ladroni, ma nostri seguaci, Gesta e Disma, zeloti che avevano condiviso le nostre idee".

Simone aveva ascoltato le parole di Barabba con molta attenzione. Ora il personaggio che aveva davanti gli si mostrava sotto una luce del tutto diversa. Un velo di tristezza si era posato sul volto di Barabba. Rimasero per un istante a fissarsi negli occhi, poi Barabba si alzò e disse ai suoi che era giunto il momento di andare a riposare e che Simone poteva restare lì con loro fino al sorgere del sole.

Gli uomini di Barabba spensero i lumi. Un cane latrò in lontananza; da qualche minuto le nuvole avevano nascosto la luna.

Il momento era propizio. Fu dato il segnale comvenuto e subito un centinaio di soldati romani circondarono il rifugio di Barabba, entrarono con le lance abbassate. Qualcuno accese le fiaccole, gli altri bloccarono a terra i miliziani di Barabba e poi si precipitarono su di lui, che non parve fare alcuna resistenza.

Il centurione elogiò i suoi soldati e ordinò di trascinare fuori Barabba. Gli posero sulle spalle un'asse e a questa legarono le braccia. Poi lo condussero via lungo la discesa e iniziarono il cammino per rientrare a Gerusalemme. Vi giunsero che il sole spuntava dietro la collina e illuminava il Tempio e le quattro Torri della Fortezza Antonia.

Un gallo cantò! I primi passanti che andavano al lavoro guardavano quel prigioniero e i soldati romani che in doppia fila seguivano in assetto di guerra. Qualcuno riconobbe il prigioniero e presto la voce della cattura di Barabba si sparse per la città.

Barabba fu portato in una cella sicura nei sotterranei della fortezza e incatenato.

Pilato, accompagnato dal centurione che aveva condotto con successo la missione, volle incontrarlo.

-"Come vedi, illustre malfattore e nemico di Roma, sei tornato nelle nostre mani":

-"Salute a te, Prefetto, hai fatto bene a lavarti le mani dinanzi al popolo, erano sporche di sangue. Mi hai attribuito delitti che non ho commesso":

-"Tu sei un sobillatore, promotore di sommosse e..."

-"Io sono un lottatore, uno che si rivolta contro coloro che vogliono opprimere il popolo. Io sono un liberatore, uno che non smetterà mai di lottare per la libertà".

-"I fanatici come te non meritano di vivere!"

Dette queste parole, Pilato girò le spalle e fece segno alle guardie di chiudere la porta. Scendendo le scale, disse al centurione: "Questa sera mandami Nepio, gli voglio affidare un incarico importante".

Verso la mezzanotte, un uomo scese nei sotterranei. Due guardie gli si fecero incontro con le lance. Riconosciutolo, lo accompagnarono fino alla cella di Barabba.

-"Si è addormentato da più di un'ora, disse la guardia e silenziosamente aprì la porta della cella.

La mattina seguente, il centurione portò a Pilato la notizia che Barabba era stato trovato morto, strangolato.

Ora che anche questo secondo Messia era stato eliminato, Pilato pensava di avere acquisito benemerenze presso il Sinedrio e soprattutto agli occhi di Tiberio. Il suo esagerato orgoglio, la sua indole vendicativa e incline all'odio, la sua natura corrotta e sanguinaria, gli ispirarono una lettera indirizzata a Tiberio, nella quale a suo vantaggio descriveva gli avvenimenti delle ultime settimane e concludeva che al presente il suo governo garantiva la pace in Giudea, dopo la crocifissione di un galileo, predicatore sedizioso e invasato, e la cattura di un ribelle di nome Barabba, già giustiziato. Ma a Roma, Pilato non godeva più di alcun appoggio politico. Seiano, il suo migliore amico che gli aveva procurato una decina di anni prima la carica di prefetto, era stato destituito dalla sua altissima carica e condannato a morte per tradimento. Rinchiuso nel carcere Mamertino, fu giustiziato insieme ad altri suoi amici e l'intera sua famiglia, compresa la bellissima figlia Giunilla, la cui sorte commosse il popolo di Roma.Infatti, poiché era ancora vergine e per legge non poteva subire la condanna a morte, venne stuprata dallo stesso boia che poi le tagliò la testa.

L'imperatore Tiberio manifestava, dunque, tutto il suo livore verso chiunque fosse stato legato anche solo di amicizia con il traditore Seiano. Pilato, molto preoccupato, tentò fino all'ultimo di sfuggire all'ira di Tiberio, ma invano. Il governatore della Siria Lucio Vitellio lo sostituì con il prefetto Marcello e gli ordinò di partire subito per Roma, dove doveva giustificare l'operato della sua amministrazione dinanzi all'imperatore.

Dopo la partenza del marito, Claudia Procula ricevette la visita di un inviato del governatore.

-"Signora, il governatore ti ordina di preparare il tuo bagaglio e di raggiungerlo a Cesarea. In strada sono pronti due carri e la lettiga".

Quando giunse a Cesarea, dopo un viaggio disagevole, fu immediatamente condotta al porto e imbarcata su una nave in partenza per Roma.

Il cielo era limpido e all'orizzonte si confondeva con l'azzurro del mare. In una giornata di piatta calma, Claudia Procula dava l'addio alla Palestina. I marinai a terra avevano sciolto le cime, mentre a bordo i rematori cominciavano a vogare con forza per allontanarsi dal porto. La nave puntò la prua verso l'occidente, solo al largo i rematori ebbero un po' di sollievo, quando un vento favorevole gonfiò le vele.

Claudia Procula piangeva in silenzio, negli occhi aveva l'immagine di Gesù flagellato, dinanzi al popolo che gridava: "Crocifiggilo...crocifiggilo!"

Questi avvenimenti avevano diffuso timore e tristezza nella comunità cristiana che di giorno in giorno si faceva più consapevole e numerosa. Si andavano delineando le gerarchie all'interno dei gruppi di cristiani che si radunavano presso le case di ebrei convertiti benestanti.

Fu deciso che Sara e Rufo con la madre, già battezzati, potessero raggiungere Roma e portare ai fratelli cristiani della città la testimonianza della vita e dei miracoli di Gesù di Nazareth.

Simone e il figlio Alessandro ricevettero il battesimo al tempo in cui Paolo di Tarso cominciò a far valere la tesi in favore dei Gentili e cioé che il sacrificio di Cristo era per tutti, circoncisi e non circoncisi.

Quando Simone seppe che Paolo, scrivendo ai romani, aveva ricordato affettuosamente la moglie e il figlio Rufo (2), si ritirò  a lungo in preghiera e sentì che era giunto il suo giorno.-

"Padre, vedo che un sorriso ha sfiorato le tue labbra. Ti senti meglio? Forse la morte è ancora lontana!"

-"No, figliolo. Mi dà gioia la visione dei verdi pascoli del cielo, la visione del Pastore che va innanzi al suo gregge infinito. Ed io sto con Lui, secondo la sua promessa nel giorno in cui gli fui accanto".

-"Padre, la tua tunica insanguinata?"

-"Tienila nascosta ancora un po'. Poi la donerai a Paolo di Tarso".

Alessandro, che gli fu vicino fino all'ultimo, gli sussurrò:" Padre, le tue ossa non si disperderanno; riposerai per sempre nel nostro sepolcro"(3).

Paolo ricevette la tunica di Simone il giorno della sua partenza per Roma.

-"La custodirò con venerazione", disse Paolo, ringraziando. "La indosserò per la prima volta quando entrerò nella città e incontrerò la comunità che mi attende, perché possa vedere e toccare la tunica bagnata dalle ferite del nostro Signore".

Indossava quella tunica Paolo, ormai vecchio, quando una mattina presto i soldati romani andarono da lui alle Tre Fontane per arrestarlo, dopo il tradimento di alcuni all'interno della comunità cristiana.

Note

(1) E' il braccio orizzontale della croce. E' certo che Gesù non ha portato la croce così come raffigurato nella tradizione pittorica, ma l'asse orizzontale. Il palo verticale si trovava già piantato sul luogo della crocifissione. Anche in tal modo il legno doveva pesare non meno di 150 libbre, equivalenti a circa 50 kg che nelle condizioni in cui di solito si trovava il condannato flagellato doveva costituire un peso enorme, considerando  per di più il tragitto in salita.

(2) "Salutate Rufo, questo eletto nel Signore, e la madre sua che è anche mia " (San Paolo Lettera ai romani 16: 1-27)

(3) Nel 1941 nella valle del Cedron, presso Gerusalemme, fu scoperta  una camera scavata nella roccia contenente dieci ossari (1° sec. d.c.), riconducibili alla famiglia di Simone di Cirene. Sulla pietra si trovano i nomi di Sara, Alessandro e Simone.

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