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Racconto di sport - calcio
Racconto di Francesco Flora 

Il gioco del calcio


Confesso di amare lo spettacolo di una partita, pel gioco in se stesso e per la gioia fanciullesca della folla. Confesso d'amare il campo erboso dei giocatori di calcio e la sua geometria di bianche misure segnate col gesso: mi piace quel grande rettangolo le cui linee disegnano un teorema gigante, coi numeri un po' cabalistici  della lunghezza e della larghezza prestabilite. Mi piace il bel cerchio che appare al centro: mi attirano i due rettangoli che delimitano l'area di rigore e gli !lItri due che segnano l'area della porta.
Il fremere della folla che attende, lieta e profetica, accorata e trascolorante, cresce come un'onda e si muta in un grido unisono e in uno scroscio di applausi, quando i giocatori vengono innanzi con la loro maglia colorata, coi calzoncini neri o bianchi, con le nere calze orlate degli stessi colori della maglia. Più che di una  tenue corsa hanno quell'andatura della danza che è poi, nella partita, il vero tono plastico del giocatore di stile, il ritmo numeroso, mai arbitrario o fuori tempo. Spesso la mano elevata sembra prendere la mano della donna, come usava ai balli di un tempo. E quando la partita s'avviva tra le linee dell'immenso teorema, par che essi si propongano di risolvere, con facilità di danza, astruse forme
geometriche, o che talvolta, fisi all'aereo pallone, facciano un esercizio di astronomia. Questa sfera che nessuno (se non il portiere) può toccar con le mani, e dev' esser governata con gli arti iriferiori e con la testa: questa sfera di cuoio che chiude una camera: d'aria, e che pesa da trecentosessantotto a quattrocentoventicinque grammi è in qualche momento un piccolo astro che ora sorvola alto in un'orbita breve, pianeta che s'illumina in un sole d'alba di meriggio di tramonto, ora precipita su una giovane testa e si risolleva, ora è fermato fulmineamente al suolo, ora stridente e acceso rade
il campo, ora piomba in una casa di rete, mentre la folla getta il grido barbaro e felice: Goal, goal! E la sorte di quel piccolo pianeta non è preda del caso; ma è legata a due moti ritmici di una lotta astuta, ove la ragione armonica non è predestinata, ma inventata ad ogni colpo, con una sequela di linee e di spazi che non ammette incertezze di disegno, ma vuoI sicurezza di curve, di parabole, ,di rette, di perpendicolari e fin di cerchi. Se in certe partite o almeno in certi momenti più felici si potesse render fisso il segno delle traiettorie e trascriverlo su un pentagramma e porre le note, si avrebbe una netta melodia.
Non solo le qualità di scatto, di corsa, di precisione e tutte le virtù del corpo qui contano; ma anche astuzie, stratagemmi, fulminee -intuizioni, destreggiamenti; e l'accorto uso di passaggi fitti, ora di quei passaggi volanti che son cari al pubblico più ampolloso e più candido. Ché nella folla si forman presto critici severissimi, veri raffinati che usano i termini delle più squisite tecniche, traendoli dal dizionario di tutte le arti e le professioni e i mestieri..
E chi non si rassegna all'intervento della fortuna, non accetta i brutti colpi che ebbero esito felice: di un famoso giocatore che spesso cacciava in rete il pallone, ho inteso dire: - Non ha senso d'arte:. gli piacciono gli effettacci: spara per la folla. In nessun altro luogo, neppure in chiesa, o al teatro o al cinema, o all'acrobatico circo, o innanzi ad un grande oratore, la folla, intenta ad un solo avvenimento, si mostra tanto espressiva nel viso, nel gesto, nel grido: è un continuo balenar di speranze, di timori, di felicità sui volti Ire fulminee, rapidi e generosi mutamenti di passione, gioie e tenerezze, scoramenti e fiducie si alternano: ma c'è nell'insieme una grande e cordiale lealtà di giudizio. Solo l'arbitro ha sempre torto, per tutti: e a lui, testa di turco di tutte le partite, son riservati gli insulti di « venduto» « vigliacco » e « beccamorto », se non avviene di peggio,
Lo sport nel suo insieme, è al pari della macchina, tra le più sane e giovani e fresche espressioni della presente civiltà,

Il grande studioso e critico letterario Francesco Flora, scomparso il 17 settembre 1962, in questo brano di una prosa
classica e sostenuta, riferisce le sue impressioni sul gioco del calcio.
Egli dapprima osserva il campo che appare, a lui profano di questo sport, un misterioso insieme di linee geometriche; quindi descrive i giocatori che scendono sul terreno erboso con l'andatura quasi eroica degli antichi atleti e armoniosa come quella dei danzatori.
Egli ammira il gioco, lo stile e i movimenti dal lato estetico e partecipa a quella festa di gioventù vibrante e
Scattante, attenta ed intelligente nelle tattiche di gioco.
Infine è attratto dalla folla, così espressiva nei suoi gesti e mutevole nelle manifestazioni dei sentimenti. Per ultima appare la figura dell'arbitro, vittima, (spesso innocente!) di tutti.
Nel tono della descrizione puoi cogliere l'essenza e l'importanza di questo sport inteso come una delle espressioni tipiche del nostro costume ed una delle forze nuove e fresche della civiltà contemporanea.


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