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Walter Bonatti
Come sono diventato alpinista

di Walter Bonatti


Sport altamente nobile l'alpinismo, ma altrettanto impegnativo e difficile e pericoloso, per praticare il quale occorre una notevole dose di seria volontà e di diuturno allenamento al sacrificio ed alla lotta. Piu difficile ancora il compito della guida alpina, la quale, oltre qualità altamente tecniche, deve possedere un animo profondamente sensibile ed aperto alla sublime ed esaltante poesia della natura verso la quale egli dirige il cammino di chi si affida a lei. Ci vuole veramente una passione ed una vocazione particolare, di cui dà testimonianza questa pagina autobiografica di Walter Bonatti, una delle piu prestigiose figure del moderno alpinismo internazionale.
Ha partecipato alla scalata del K2, una delle cime piu alte del
mondo, e attualmente è inviato speciale solitario di un settimanale italiano per conto del quale ha effettuato il giro del mondo.

Il 1953 fu per me densissimo di avvenimenti, ma soprattutto fu l'anno in cui feci il gran passo di andare a vivere in montagna.
Per que
sta incognita! avevo abbandonato un impiego sicuro in città, cosa da molti giudicata assurda, ma per me ne valeva la pena.
Nato a Bergamo e cresciuto a Monza, città di pianura, fin da bambino, ogni volta che mi avvicinavo alla montagna era per me una festa.
Trascorrevo le vacanze scolastiche dagli zii, sulle Alpi Orobiche, passando le mie giornate a girovagare per monti e valli come un piccolo orso.
Cosi, in quel clima di libertà quasi selvaggia, tutto mi appariva piu bello; col passare degli anni vedrò ancora piu meravigliose quelle alte cime
perché lassu scoprirò la mia natura e ritroverò me stesso.
Superata l'infanzia, mi accorsi che mi erano sgusciati di mano i tempi belli.
Conseguita la licenza media, dovetti subito trovarmi un
impiego per poter dare un apporto in casa. Ciò accadeva nei primi anni che seguirono la fine della seconda guerra mondiale; non fu facile trovare lavoro né guadagnare tanto da non sentirsi offesi nel proprio orgoglio.
Presto la vita mi si presentò aspra e difficile nella sua realtà e
con tutti i suoi problemi. Come molti giovani del dopoguerra, ero avvilito e disorientato. Spesso col pensiero correvo a rifugiarmi nei ricordi felici della mia infanzia tra le mie valli e i miei monti, e ciò mi ridava
vita e serenità. Ma se pensavo che quella libertà mi era stata tolta per sempre, allora, invece di trovare conforto tra quei ricordi, mi disperavo
ancora di piu. Non sapendo come evadere da quella vita, pensai almeno di migliorarla e decisi di riprendere gli studi.
Cosi di giorno lavoravo
e alla sera andavo a scuola e cosi pure nelle giornate festive.
Anche se mi
fossi diplomato sarei stato certamente un cattivo tecnico, perché capivo che, nonostante il mio impegno, le formule matematiche non si confacevano al mio temperamento. Ma soprattutto mi convincevo sempre più che quel miglioramento in fondo non sarebbe stato tale, bensi mi avrebbe allontanato maggiormente da quella vita libera e all'aperto alla quale ho sempre anelato.
Fu cosi che a un certo momento mandai tutto
all'aria e ritornai a sognare sulle mie belle vette, facendo miracoli per raggiungerle ad ogni fine settimana.
Sentivo di amare la montagna per le sue visioni, per le mie conquiste, per i suoi ricordi, ma soprattutto per un senso di evasione, di libertà e di gioia di vivere che solo lassu riuscivo a trovare. Quando la sera rientravo in città dopo una giornata veramente vissuta, per contrasto trovavo ancora piu brutto e insopportabile il vivere di tutti i giorni che avevo brevemente fuggito per tornarvi a ricadere.
Se da una parte
la lotta e ribellione tra la mia indole e il mondo con le sue leggi mi inasprivano e mi amareggiavano, da altro canto fu proprio dal tumulto di questo mio stato d'animo che attinsi forza e motivo per i miei piu bei cimenti alpinistici.
Cosi giunsi alla scalata del Grand Capucin, alle pa
reti Nord di Lavaredo d'inverno, a tante altre pietre miliari del mio alpinismo e non per ultimo alla decisione già citata di abbandonare il mio impiego di contabile in città per la montagna divenuta motivo della mia vita.
Con ciò non posso certo dire di essere giunto alle mie conquiste
facilmente, favorito dalle circostanze.
No, non avevo i cosi detti « mezzi
per imparare », ma soltanto quel febbrile entusiasmo, quell'istinto prepotente che mi chiamava alla montagna e che valeva almeno quanto il mio fisico sano e ben preparato agli esercizi atletici.
L'anno dopo, nel 1954, ottenni il brevetto di guida alpina, e nel 1957 mi stabilii a Courmayeur, mia residenza attuale, dove godo della gioia di svelare ad altri il fantastico regno del Monte Bianco.

Walter Bonatti (Bergamo, 22 giugno 1930 – Roma, 13 settembre 2011)

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