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primavera
Racconto di Primavera
di Marina Spano
Marzo pazzerello

Tre erano i figliuoli della Primavera, Marzo, Aprile e Maggio, allegri gli ultimi due, simpatici e tanto piacevoli,mentre il primo era un fantastico bizzarro, che pareva fatto apposta per far impazzire la gente.
Bello e gagliardo, con gli occhi azzurri che qualche volta si oscuravano per un repentino l corruccio, i capelli a ciocchette del
color della viola, correva sempre con le gambe all'aria, faceva dispetti, gridava per il cielo come un indemoniato, scagliava acqua
e qualche volta anche gragnuola sui fiori e sugli alberi spaventati.
La sua irrequietezza era proverbiale.
Essendo però Marzo il maggiore dei tre figli, la madre aveva per lui una vera predilezione. Voleva, è vero, un gran bene anche
ad Aprile e a Maggio, ma soleva dire che gli strilli, i corrucci,  le scorrazzate di quel monello erano la sua passione.
A questi tre ragazzi la Primavera delegava,. per un mese ciascuno, il governo dei vènti, e quando le cose erano nelle mani di Marzo naturalmente la prima a tremare era la madre.
Delle cose del cielo in quel mese non se ne capiva nulla: ora il cielo scottava come di giugno, ora una tramontana gelata scendeva dai monti e faceva rabbrividire i germogli; ora il cielo si copriva di nubi come di gennaio, e quel pazzo monello, dopo aver raccolto sulle montagne delle burrasche di neve e di gragnuola, le scagliava per la campagna, facendo strage di fiori e di gemme.
Un giorno sua madre gli disse:
Senti, Marzolino mio, tu sai: in tutto l'inverno ho accumulato un subisso 8 di biancheria sporca, che ora vorrei lavare.
Così dicendo ella mostrò al figlio un immenso cumulo di nuvole color sudicio, accatastate all'orizzonte.
E continuò così:
Ti prego di fanni qualche giorno di buon tempo, con un bel sole forte, perché voglio fare un bucato di tutto ed asciugarlo il più rapidamente possibile.
E Marzo naturalmente si diede a rassicurare compiutamente la madre che l'avrebbe accontentata in tutto e per tutto.
L'indomani, di buon'ora, la Primavera era in gran faccende, e a mezzogiorno già una buona quantità di panni candidi era stesa
al sole, che splendeva magnifico in cielo.
Tutto andava per il meglio, quando Marzo affacciatosi ad un angolo dell'orizzonte, e vedendo quel candido bucato disteso sui
monti, e la mamma tutta intenta a sciabordare nelle acque profonde, fu preso da uno di quegli irresistibili impeti di monelleria
che sono il meglio e il peggio del suo carattere,
Che bella cosa - disse tra sé - portare un po' in giro per aria tutto quel bucato! Mia madre è tanto, tanto carina quando
corre qua e là, coi capelli in aria, a raccattare  i suoi panni!
Detto fatto, apre l'otre dei venti, ed ecco un furioso maestrale  sbucar fuori con la testa arruffata e la faccia umida, e mettersi a correre come un matto verso la pianura.
Solleva nuvole di polvere, scavezza  ramoscelli, sbatacchia rabbiosamente le chiome degli alberi e finalmente si precipita sul bucato: lenzuoli, tovaglie, camicie, sciarpe, tutto all'aria!
Qualche lenzuolo si straccia sui cespugli della montagna e va a finire nelle forre, altri vengono sollevati per aria e trasportati a precipizio nell'azzurro e sul mare: il cielo è tutto pieno di stracci variopinti, sbattuti qua e là dalla furia del vento.
La povera Primavera, disperata, coi capelli all'aria, corre per i campi cercando di agguantare a volo quei panni volanti, e grida
e chiama e si aggrappa agli alberi per non essere sbattuta via anche lei dalla tempesta.
E intanto uno squillo di risa argentine risuona per le campagne: ridono rombando gli alberi dei boschi, ridono le fontane,
e ride pazzamente Marzo, con i grandi occhi azzurri spalancati dietro le cime dei monti.
Si sa che il mese di marzo ha un clima incostante: un giorno è bel tempo e il giorno dopo piove. Spesso quando il cielo è azzurro e splende un bel sole, improvvlsamente si leva il vento e porta nuvo e e pIogge, ma con la stessa velocità un temporale si tramuta in sereno.
Questa mutevolezza del clima è dovuta al passaggio dalla stagione invernale aquella primaverile.
Qui la scrittrice narra una graziosa leggenda che rIguarda una delle solite birichinate di Marzo, impersonificato in un monello allegro e dispettoso, uno dei tre figli della Primavera.
La Primavera vuole lavare le nuvole scure e sporche dell'universo e chiede a Marzo un giorno di bel sole per asciugarle e renderle candide. Maniera scherzosa e immaginaria per osservare che in Primavera le nuvole sono bianche, contrariamente a quelle invernali, scure, perché cariche di pioggia e di elettricità.
Marzo ha promesso alla mamma di accontentarla ma quando vede il bianco bucato di nuvole steso ad asciugare al sole, non riesce a frenare un desiderio pazzo di fare inquietare e affaticare la Primavera e scatena il vento maestrale che porta a spasso per il cielo tutte  le nuvolette pulite. È proprio un ragazzo birichino, ma  la mamma lo ama così com'è.

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