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Racconto di Mimì Menicucci
Discorsi nella stalla

Diceva il cavallo all'asino: c lo sono bello, ho l'aspetto signorile e la coda simile a un fiocco. Tu, invece, hai le orecchie lunghe e vai col capo basso, come un poverello ».
Rispondeva l'asino: « lo costo meno di te e non ho le esigenze che hai tu. Non sono molto bello, ma che farebbe l'ortolano senza il mio aiuto? E poi mi contento di poca paglia e tu, invece, vuoi biada e fieno ».
« lo galoppo, trotto, salto le siepi. Quando non c'erano ancora le automobili e i treni, l'uomo si serviva di me per fare lunghi viaggi e mi chiamava il Figlio del vento ».
« lo cammino piano, è vero, ma porto grossi sacchi di frumento al molino, trascino carretti colmi di verdura e sopporto pazientemente le busse e i maltrattamenti ».
Visto che il discorso andava per le lunghe, il bue volgendo verso i due contendenti il suo sguardo bonario, disse: «Finitela, dunque; tutti siamo utili all'uomo e dobbiamo servirlo secondo le sue necessità perchè egli è il nostro padrone».
Un maiale, che grufolava in un angolo della stalla, alzò il muso dalla broda e disse: «Almeno voi gli siete utili da vivi. Che cosa dovrei dire io, che gli sono utile soltanto da morto? ».
Ma, poichè, per natura, era calmo e pacifico, riprese a grufolare nel cibo, mentre gli altri animali tacevano, finalmente rappacificati.

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