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San_Martino_e_il_mendicante
Racconto di Manfredo Vanni 

L'estate di San Martino 

Raccontano che nei giorni di novembre, nei paesi dove si trovava un giorno il Santo guerriero: faceva un gran freddo. Il Santo passava sul suo cavallo, ravvolto nel suo mantello.
Due poveri mendicanti, mal coperti nei poveri cenci d'estate, domandarono al forte e bel cavaliere la carità. Egli, senz'altro, si levò il mantello, lo tagliò colla sua spada in due pezzi, e uno di questi porse al mendicante più vicino, perchè si coprisse.
E a me - domandò l'altro mendicante - non date nulla signore?
Martino, allora, nuovamente colla spada tagliò la metà rimasta del mantello, e porse all'altro mendicante quello che veniva ad essere la quarta parte del mantello intero.
Ora che cosa era avvenuto? Che il primo mendicante aveva metà d'un mantello, il Santo e l'altro mendicante un quarto dì mantello per uno. .
Il beneficio del Santo era stato, perciò, quasi vano.
Infatti, col gran freddo che faceva, tutti e tre venivano a  soffrirlo, nessuno a essere ben riparato.

Allora il buon Dio comandò a Novembre di rasserenare il cielo, di mitigare l'aria a un tepore come d'estate fuggente; e ciò finché il fedele Martino non avesse compiuto il suo viaggio.
Da quel tempo in poi, dice la leggenda, il buon Dio non ritirò più il suo comando fatto a Novembre; e il mese obbedisce sempre, mantenendo nei suoi primi giorni un grato e tiepido solicello, che
dà alla temperatura una temperie come d'ultima estate: l'estate di San Martino.

La leggenda esalta la carità di San Martino, la quale ha dato origine alla spiegazione dei brevi giorni di tepore che tornano ai primi di novembre, la cosiddetta « estate di San Martino». .
Lo scrittore con parole semplici narra quest'episodio della vita del Santo, avvolta in un'atmosfera di dolce serenità, come l'aria del primo novembre.

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